Geddo [intervista]

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Intervista a Geddo

 

1) "Non Sono Mai Stato Qui" è il successore del tuo apprezzato album d'esordio "Fuori Dal Comune". Nei due anni intercorsi tra gli album cosa è cambiato nell'universo professionale e non, di Geddo?
Ho più fiducia e consapevolezza nei miei mezzi. L’esperienza di “Fuori dal comune” è servita per imparare a muovermi meglio in studio di registrazione; Inoltre nel presentare il primo disco dal vivo mi sono reso conto di che tipo di canzoni mi mancassero per realizzare lo spettacolo che volevo. Il lavoro, sia a livello interiore che musicale, è stato proprio quello di non esprimere un sequel del primo cd ma di tirare fuori gli aspetti che ne sono complementari. Poi, vabbè, personalmente soffro il processo realizzativo del disco;  tutta la mia vita privata viene ogni volta massacrata ma quando il progetto viene alla luce si rinasce e, timidamente, si comincia a pensare al passo successivo.

2)Nella mia recensione scrivo che "Non Sono Mai Stato Qui", è un album con le radici saldamente piantate nella tradizione cantautoriale, ma allo stesso tempo vario, eclettico e multiforme. Quali sono stati, se ci sono stati, gli ascolti che più ti hanno influenzato?
Non sono di primo pelo; ho attraversato davvero tante fasi musicali. Inoltre io sono un appassionato di concerti e di dischi. Dopo una prima enciclopedica ricerca e accumulazione di tutto ciò che era canzone d’autore in Italia mi sono spostato sulla musica internazionale privilegiando la classicità americana e, senza disdegnare, la freschezza anglosassone. Oggi ascolto più che altro i tanti amici che incontro nei miei percorsi musicali e mi donano la loro musica. E’ un delitto che tanto talento sia inaccessibile alle radio e alle tv ma, almeno personalmente, rimango affascinato dal mistero dell’ascolto altrui.
 
3)In "Non Sono Mai Stato Qui" ti sei fatto accompagnare da musicisti di tutto rispetto come, ad esempio, il violinista Fabio Biale, o il chitarrista Paolo Magnani. Sei soddisfatto del risultato?
Sono musicisti istintivi e talentuosi che riescono ad inserirsi nelle canzoni altrui mantenendo vivo il loro spirito originale. Sono contento di scrivere canzoni degne del loro apporto. Mi piace dare spazio agli altri nelle canzoni. Paolo ha quelle note che sembrano appartenergli e che solo lui ti può dare. Fabio è dotato di una cultura folk impressionante e sa giocare ogni ruolo della musica. La sua generosità artistica regala perle in ogni intervento. L’attacco in “La campionessa mondiale di sollevamento pesi” mi commuove facilmente.
 
4)Tra le partecipazioni più interessanti non si possono non notare quelle con Sergio Pennavaria, voce nella tambureggiante "Dall'Amore", e con Chiara Ragnini, voce in "Il Post Amore". Come sono nate queste collaborazioni?
Sono nate dalla stima e dall’amicizia. Non è un bel momento per esprimersi a livello musicale. I dischi non si vendono e i locali sono messi male. Però tra scrittori ci si fiuta a distanza e ci si confronta con curiosità. Personalmente ritengo la collaborazione una parte essenziale dello stesso suonare. In fondo si ci esprime per conoscersi e riconoscersi ed in quest’ottica il rapporto con chi utilizza il tuo stesso linguaggio diventa fondamentale. Sono artisti di grandi capacità umane e artistiche che soffrono solo l’aridità dei tempi.

5)Il primo singolo estratto dall'album è "Angela E Il Cinema", brano nello spirito di Buscaglione e accompagnato da un video che personalmente trovo irresistibile. Parlaci un po' di come è nato
Mi piace narrare in maniera scenografica; cerco di inscenare nella mente di chi ascolta una specie di film che lo aiuti, grazie alle ambientazioni, a vivere la canzone in maniera più diretta. Questa attitudine è stata sviluppata dal bravo video maker Gabriele Lupo e supportata da Davide Aicardi, sceneggiatore di fama nazionale e prodotta con competenza da Gabriele Puggelli. In un delirio di divertimento abbiamo co-ideato le scene e sintetizzato l’evidente plot della canzone e, come al solito quando c’è sintonia e affiatamento, i risultati sono stati molto buoni. Alla fine siamo riusciti a coinvolgere mezza città e il video ha strappato il sorriso a chiunque.
 
6)Sei arrivato all'esordio discografico relativamente tardi. Pensi che questo fatto ti abbia permesso di sviluppare meglio la tua arte, oppure pensi che ti abbia più penalizzato?
Entrambe le cose. A livello artistico oggi sono più maturo e consapevole ma a livello di “carriera” sarebbe stato meglio cominciare prima. La cosa migliore è non stare a farsi domande inutili e partire da quello che si è potuto fare senza rimpianti. Per me scrivere canzoni è un gioco essenziale e non ho alcuna intenzione di smettere. Sono fiero di ciò che ho realizzato, so solo io quante difficoltà e sacrifici ho dovuto affrontare per riuscirci e credo di poter migliorare ancora.
 
7)La Liguria è sempre stata una regione che ha prodotto ottimi cantautori e musicisti. Cos'è che rende "speciale" dal punto di vista musicale questa terra?
La Liguria ha un forte contrasto tra l’estate e l’inverno. Vive stagioni balneari intense e inverni rigidi e piovosi. Potrebbe essere un fatto meteorologico associato al misterioso movimento perenne del mare. Forse invece conta l’indole chiusa ma fiera e ribelle; l’orografia di intricate colline scoscese costringe lo sguardo all’orizzonte mediterraneo e forgia un carattere duro ma obbligatoriamente sognatore. Forse tutte questi fatti insieme.
 
8) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Difficile dirlo. Produco con buona lena ma non so quando e se avrò i mezzi per incidere ancora. E’ un peccato perché voglia, forza e idee sono al massimo. Se tutto va bene cercherò dare il mio apporto per ridare alla musica credibilità e autorevolezza nell’espressione. D’altra parte è l’unico mezzo di comunicazione che, in mezzo a tanta bella tecnologia, preserva, umanizza e rispetta la dimensione preziosa dell’ascolto.

 

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- Recensione di 'Non sono mai stato qui' (2013)

 

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Giacomo Messina, 07/05/2013