Alberto Styloo [intervista]

[intervista]

Alberto Styloo



Intervista ad Alberto Styloo

 

1) Il tuo nuovo album “Peach” è uscito a quattro anni di distanza dal precedente “Infective”, un lasso di tempo che, nel panorama musicale odierno è un'eternità, e questo fa di te una mosca bianca. E stata una scelta casuale o voluta?
Ciao, Giacomo. Direi entrambe. Voluta – nel senso che ho preferito fare le cose con calma, prendermi il tempo necessario a capire se quanto fatto esprimeva ciò che volevo comunicare. Per lo stesso motivo, casuale: non ho tempistiche da rispettare, sarebbero potuti passare anche solo due anni o cinque. Non mi piace fare musica tanto per farla o per non lasciare dei vuoti. Quando ho qualcosa da dire o qualcosa in cui credo, allora lo faccio.

E cosa hai fatto nel frattempo?
Un mare di cose! L’ep “Outnumbered”, il singolo “20th Century Boy” insieme a Andy e ai suoi Fluon, ho partecipato al disco destinato al solo mercato del nord europa dei Fockewulf 190, ho curato dei remix per Garbo e per Luca Urbani (ex Soerba), i cori in un brano di Hellzapop e in uno di Elisabetta Fadini … ho fatto anche un piccolo cameo in un film di prossima uscita insieme a Garbo, Krisma, Ivan Cattaneo, Sir Oliver Skardi, Andrea Chimenti, etc.
Ma Garbo ed io (siamo molto amici) ci siamo attrezzati per realizzare video. Ci piace ideare, progettare, dirigere, riprendere, montare, per avere la più completa libertà d’espressione. Quasi tutti gli ultimi suoi video, quelli di Luca Urbani e miei, sono nati così. Garbo mi ha anche diretto nel bellissimo video di “Emperor’s Secret Garden”.

2)“Peach” è una sorta di concept album ispirato ad una vicenda accaduta nell' antica Cina e che vede protagonisti l'Imperatore Ai, della dinastia Han, e Dong Xian, ragazzo di rara bellezza: dovendosi rivestire, per non svegliare l'amante addormentatosi sul suo vestito adagiato sul giaciglio, l'Imperatore preferì tagliarne la manica con la sua spada. Da dove nasce questa fascinazione per l'Oriente
Sono sempre stato attratto dalle filosofie e culture orientali. Durante la registrazione del brano  “Emperor’s Secret Garden” (che ancora non aveva questo titolo) mi sono imbattuto casualmente nella lettura di antiche vicende e leggende cinesi. Gesti e parole antiche rievocano in me purezza e rispetto per valori profondi. Man mano che leggevo, notavo una strana aderenza con quanto avevo registrato, così mi è sembrato bello sviluppare il lavoro in tal senso.
Ma questa storia mi dava anche lo spunto per rievocare la Dinastia Han, una dinastia di illuminati: con loro sono fiorite (oltre all’economia) arte, cultura e scienza. I popoli circostanti volevano unirsi a questo impero che si stava delineando (all’epoca degli Han, circa 2500 anni fa, la Cina era formata da tre imperi).
Un’antica leggenda cinese mi ha offerto poi lo spunto per il titolo del disco: un uomo, dopo aver mangiato delle pesche magiche, fa ritorno al suo villaggio e trova tutto cambiato scoprendo che la sua assenza di tre giorni era stata in realtà di trecento anni. Ecco, chi avrà la bontà di seguirmi in questo mio nuovo viaggio (“mangiando” quindi la pesca magica!) deve sapere che dal disco precedente è come se fossero passati trecento anni, troverà tutto cambiato. Ecco perché “Peach” (=pesca)!

3) Musicalmente parlando “Peach” è un disco che gioca con atmosfere ambient, new age e suggestioni orientali, creando atmosfere dilatate e decisamente oniriche. Hai avuto delle fonti d'ispirazione particolari per l'album?
No, l’unica cosa a cui mi sono ispirato, anzi, fatto mio, è il concetto del sassofonista Wayne Shorter della Duty Free Music, musica libera dai doveri: quindi il più ampio spazio alla musica senza limitazioni o legami di sorta. La musica è libera, libera di andare dove vuole, e noi con lei. In questo lavoro, abolisco idealmente i “paletti” per essere libero di spaziare dove l’immaginazione e le note mi portano (nel finale di “Deep Ocean Stone” ho voluto inserire il canto di una balena). Questo innanzitutto il concetto alla base della musica di “Peach”.
Musica senza limiti, quindi: nel nuovo singolo “Watch The World I Drown In” c’è abbinato l’incredibile e splendido reworks di “Red Shift” (il brano di apertura del disco) realizzato da Tongues dove lui, ignaro della storia “narrata”, “trasporta” il pezzo nei jazz club del Village di New York, mettendo dei “clip” nel brano! Assolutamente fantastico! Già immagino che qualcuno dirà cose tipo “hey, ma il brano ‘salta’ ” o come “hey, ma ci sono degli errori di taglio nel brano!” Nooo, non sono errori, sono voluti!!!!!
Questo “viaggio” è iniziato un paio di anni fa quando scrissi la colonna sonora per la mostra fotografica del mio amico Johnny Alexandre Abbate. Quell’avventura mi affascinò e mi fece riflettere su un mio ipotetico nuovo percorso, concretizzatosi poi in “Peach”. Due brani di quella colonna sonora sono qui inclusi perché ben sposavano la causa.

4 “Watch The World I Drown In” è invece un pezzo di pura electro-techno in stile Detroitiano, che si distacca decisamente dal resto dell'album. Com'è nato questo pezzo?
Mi piaceva l’idea di dare un brusco risveglio rompendo quella sorta di sogno che la musica dettava. La morte dell’Imperatore, avvenuta quando lui era appena 26enne, è avvolta dal mistero. E io immagino la corte in un vortice di tensioni, e la disperazione di Dong Xian rimasto solo nel dolore e che sembra dire: “Watch the world I Drown In”, guarda il mondo in cui annego…
Questo brano posto dopo l’epicità di “Emperor’s” e lo struggente canto d’amore di “IWBE” ben disegna l’ipotetico caos che può essersi creato a corte. Nel contempo crea un notevole distacco musicale coi successivi brani per l’epilogo della storia nel finale (che io immagino drama), un baratro sonoro che accentua le profondità degli abissi oceanici dove tutto viene sepolto, e dove solo ad una balena è concesso cantare il dolore di questa storia.
Davide Scovazzo, un caro amico e regista horror esordiente (pluripremiato per il corto “Durante La Morte”), si è fatto carico del relativo video. A dispetto di quanto “narrato” nel brano, entrambi abbiamo pensato di rapportare la storia ai giorni nostri, in una sorta di neorealismo odierno: in fondo il “vortice” rimane lo stesso, un po’ come dire i tempi cambiano ma le problematiche rimangono.
Come si diceva, musica libera, libera anche di creare suggestioni diverse in ognuno.

5)Parliamo un po' del passato: il tuo nome è indubbiamente legato a quello degli Styloo e in particolare a “Pretty Face” uno dei capolavori dell'italo disco. Come nacque quel brano?
Grazie, troppo buono! Qui ci sarebbe da sbizzarrirsi, essendo il primo disco, è ricco di storie e aneddoti. In un primo tempo doveva essere prodotto da Tony Carrasco, dj e produttore dance fra i più quotati del periodo. Dopo qualche incomprensione data dal fatto che lui voleva proporre il mio brano ad Amanda Lear per l’album che le stava producendo, subentrarono Roberto Turatti (già batterista dei Decibel di Enrico Ruggeri) e Micky Chieregato (entrambi responsabili del successo di Den Harrow). Loro facero “fiorire” il pezzo, rendendolo più dance e lasciando, nel contempo, alcune connotazioni wave (perché in realtà sono “nato” con la new wave nel sangue!).
Una sera, ripensando alle incomprensioni con Tony, mi misi a cantare sul ritornello del mio brano il titolo di un album di Amanda, “Never Trust A Pretty Face” (mai credere a una faccia graziosa). L’idea mi piacque immediatamente e trasformai la frase in “never can kill my pretty face”, mai puoi uccidere una faccia graziosa, che per me significava più semplicemente niente può farmi fuori…
Il nome Stylòo (che si pronuncia in francese stilò) era già nell’aria ispirato dagli Yazoo e storpiato secondo il trend lanciato proprio da Roberto e Micky. Quando Roberto seppe l’ipotetico nome, al suo “Perché?” la mia risposta fu “hai già Den Harrow (=denaro) e Joe Yellow (=gioiello), adesso ti serve una stilo per firmare gli assegni!”. Scoppiammo tutti quanti in una fragorosa risata, ma ci rendemmo conto che poteva funzionare.

6)Quali sono i tuoi rapporti con gli altri Styloo? Siete sempre in contatto oppure ognuno per la sua strada?
No, abbiamo preso strade davvero diverse.

7)Hai in programma delle date prossimamente?
Al momento sono impegnato nell’organizzare due date in cui eseguirò esclusivamente l’intero “Peach” con l’aiuto dei miei cari compagni di viaggio, Garbo e Luca Urbani. L’esecuzione sarà integrata da alcune parti inedite, e con alcune guest che renderanno la serata davvero speciale. Man mano che procedo, mi rendo conto che è parecchio impegnativo, non è proprio una cosa semplice, le parti sono complesse e stratificate. Anche far collimare gli impegni di noi tre è difficile: Garbo sta provando col nuovo gruppo per alcune date, mentre Luca è entrato nei Fluon di Andy. In mezzo a tutto questo, ci sono le registrazioni del nuovo disco di Garbo a cui sia Luca che io stiamo partecipando, (Luca sta lavorando anche a quello dei Fluon!). Per problemi logistici e di tempistica, le due date si terranno in zona Milano.
Fatte queste, vedremo.

8)Cosa ti aspetti dal futuro?
Non aspetto, gioco d’anticipo e prendo tutto quello può darmi e tutto quello che riuscirò a carpirgli!

 

- Recensione 'Peach' (2013)

 

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Giacomo Messina, 22/11/2013