Meganoidi intervista
[intervista] Meganoidi
Arrivo all'Arena Parco Nord di Bologna (luogo deputato al concerto
"Indies against IN(vi)DIE showcase", che prevedeva in
scaletta tra gli altri nomi più famosi, oltre ai Meganoidi,
Marta Sui Tubi, Yuppie Flu e Marlene Kuntz) verso le 20.45.
Sapendo di dover fare l'intervista, decido di entrare subito nel
backstage, accompagnata dal pensiero che se l'avessi fatta il prima
possibile poi mi sarei potuta godere il resto del concerto in tranquillità
(ero particolarmente interessata, oltre che ovviamente ai Meganoidi,
agli Yuppie Flu, che per vari motivi non sono ancora mai riuscita
a godermi a pieno live).
Il backstage è semideserto e di cio' che era stato allestito
per il Flippaut Rock Festival di non molti giorni prima rimane ben
poco : i bagni (ma non la luce dei bagni!l'ho sperimentato personalmente
in serata)
una tavolata di legno posticcia e dei camerini.
Appena entrata vedo un gruppo di ragazzi che sembrano mangiare e
scherzare allegramente. Chi sono? Saranno i Meganoidi?
A questa domanda non mi so dare risposta
complici la mia vista
decisamente poco acuta da lontano e il fatto che per quanto riguarda
tutti i gruppi musicali (e i Meganoidi non sono esclusi) ho sempre
dato molto più peso all'aspetto musicale che a quello fisico.
Passa il tempo
e nel mentre anche il cantante dei Marta Sui
Tubi, che aveva appena finito di suonare sul palco. Penso tra me
e me che, tra le interviste che ho fatto via email, loro sono stati
forse tra i piu simpatici e ironici nelle risposte
e che forse
sarebbe stato carino andarlo a salutare e dirgli chi ero
ma
poi la mia proverbiale timidezza ha preso il sopravvento e nella
mia mente si è insinuata la affatto remota possibilità
che non si ricordasse dell'intervista e che sul momento non ricordasse
chi ero
.e ho desistito.
Dopo circa un quarto d'ora di indecisione, chiedo a due ragazzi
dello staff di andarmi a chiamare i Meganoidi (ho chiesto di Luca..visto
che avevo contatti con lui)
e mi rendo conto che erano proprio
quelli che banchettavano. Dopo aver confabulato un po'
mi ritrovo
di fronte Fabrizio, il sassofonista, che invita me e il mio collaboratore
in un luogo più tranquillo e silenzioso (visto che dovevamo
registrare tutto l'audio) : i camerini.
Mi siedo, e in quel frangente, guardando la piadina smozzicata e
i 2 pacchetti di patatine aperti sul tavolino di plastica davanti
a me, mi rendo conto di avere decisamente esagerato con il numero
di domande (ehm non chiedetemi il perché dell'associazione
di pensiero con la piadina e le patatine.. ). Avevo calcolato circa
mezzo minuto a domanda.. 10 mi sembravano irrisorie per una intervista
20 mi sembravano eccessive, e quindi ho optato per una via
di mezzo un po' abbondante. Fabrizio mi chiede di fargli domande
facili
io gli dico 'sono diciassette'..lui trasale un po'
ma
disponibilissimo incomincia l'intervista. Dopo poco viene in suo
aiuto anche Jacco(il bassista), anche lui molto disponibile, e insieme
portiamo avanti per circa mezz'ora una intervista di cui sono decisamente
soddisfatta.
(rispondono Fabrizio e Jacco)
Come vi sembra aver reagito il pubblico al vostro nuovo album?
Fabrizio: Diciamo che all'inizio hanno accusato il colpo decisamente,
ma la reazione a poco più di un anno dall'uscita del disco
ci pare ottima. Stanno andando molto bene i live in Italia, abbiamo
avuto anche occasione con questo disco di andare anche un po' all'estero
finalmente ed è una cosa a cui puntavamo tantissimo e quindi
direi ottimo.
Nel nuovo disco si sentono degli elementi hardcore. Lo ascoltate?
Quali gruppi apprezzate?
Fabrizio: Siamo sei persone che ascoltano un po' tanti generi,
ci sono influenze di molti generi musicali
Jacco: L'attitudine hardcore non è tanto da un punto di vista
musicale ma più per quanto riguarda i testi e di sentimenti
arrabbiati nei confronti di un certo tipo di cose. Magari poi trapela
questo punto di vista anche da parte del lato musicale.
Quindi voi non lo ascoltate?
Jacco: Sì sì soprattutto però gruppi tipo
Refused o At The Drive In o quel tipo di post-hardcore.
Quali sono state le vostre maggiori soddisfazioni quest'anno?
Jacco: Continuare ad esistere (ride n.d.r.) e poi abbiamo fatto
tante date grazie al nuovo album.
Fabrizio: Poi siamo andati a suonare in Giappone e questa è
stata un'esperienza unica ed anche essere stati chiamati a Eurosonic
come rappresentanti dell'Italia in Olanda è stata una bella
cosa.
Qui ci sarebbe una domanda per Luca che riguarda il fatto che
è entrato in un momento successivo rispetto alla formazione
originaria, vero?
Fabrizio: Forse il batterista è l'ultimo ad essere entrato.
Ma comunque agli albori erano solo in due che si vedevano con la
chitarra.
Quindi come vi siete conosciuti? Eravate già amici?
Fabrizio: Io ricordo il primo nucleo dei Meganoidi e c'era già
Luca, c'eri tu Jacco ma mancavo io (Fabrizio) ma ci conoscevamo
perché io suonavo già in un altro gruppo a Genova
e suonavamo spesso insieme.
Jacco: Poi a Genova ci si conosce un po' tutti quindi
Poi volevo sapere un po' del titolo dell'album, sia dell'ultimo
che del primo.
Fabrizio: Allora io ti dico l'ultimo: E' chiaramente una citazione
a quello che poteva essere il titolo del primo album come struttura
quindi giocando sul "Into" "Outside". Diciamo
che il significato è legato all'idea del "loop"
come una cosa che si ripete, quindi o un suono continuo o una strada
chiusa o un anello al di fuori del quale si prova una sensazione
stupenda, praticamente con l'occhio spostato al di fuori di quella
che è la routine, la macchina, il loop all'interno del quale
ti vogliono ingabbiare, riesci a vedere le cose con un occhio diverso
ed è quindi proprio una sensazione migliore.Sono stato abbastanza
bravo?
Jacco: Sì Sì perché non è facile. Sono
titoli che tradotti non rendono forse l'idea. Con il titolo "Into
the darkness, into the moda" invece i Meganoidi vogliono esprimere
una critica nei confronti dei media che creano situazioni drammatiche,
vere o non vere, per creare business, spettacolo o show sempre a
prescindere dalla moda. Poi stilisticamente avevamo scelto "Into
the darkness
" come presa in giro di diversi dischi Gothic
Metal che hanno sempre questi titoli come Into
, From Beyond
Anche nei pezzi non ska mettete le trombe. E' un po' un vostro
marchio o volete dare originalità al vostro stile?
Fabrizio: Adesso con il nuovo disco non stiamo assolutamente
facendo ska. L'ultimo disco lo consideriamo anzi un disco di transizione
e di passaggio verso quello che sarà il nostro prossimo lavoro
quindi ben lontano da ritmi in levare. E comunque i fiati sono una
parte importante all'interno del sound dei Meganoidi.
Quindi è un vostro marchio?
Fabrizio: Sì assolutamente, poi è una cosa che
ci caratterizza e che comunque ha anche importanza anche all'interno
del suono che poi si raggiunge.
(Jacco legge direttamente dal foglio delle domande) Tutti ricordano
che la vostra canzone "Supereroi" è stata usata
come sigla delle Iene. Come avvenne la cosa? Eravate amici di Luca
e Paolo visto che li avete inseriti anche nel vostro video?
Jacco: Allora è successo che eravamo amici perché
essendo di Genova loro avrebbero voluto partecipare già nel
primo video che era "Meganoidi" ma non è successo.
Quindi sono stati loro a chiederlo a voi?
Jacco: Mah.. è stato abbastanza di comune accordo. Con
le iene è successo per caso, in quel momento era un periodo
un po' diverso ed un pezzo come "supereroi" in un programma
come le iene al quale oggi sottolineiamo che non daremo mai un pezzo,
era più coerente con il tipo di situazione dei tempi.
Fabrizio: Comunque tecnicamente è successo che uno della
produzione delle iene ha sentito il pezzo, gli piaceva e l'hanno
usato. Il fatto che ci fosse anche apposta la cosa di cui abbiamo
parlato riguardo il video è una cosa casuale.
Pensate che in questo ultimo album ci sia una canzone che possa
fungere da sigla di qualche programma televisivo?
Fabrizio: No e poi ci distacchiamo completamente da quella che
è l'informazione televisiva attuale in Italia.
Per il video di "Zeta Reticoli" avete scelto un comico
ma il video è drammatico. Come mai questa scelta singolare?
Jacco: E' anche un attore drammatico.
Sì è anche un attore drammatico però si
conosce in tv come comico di Bulldozer o assieme a Papi a fare Matricole
e Meteore
Fabrizio: Guarda, lui è un altro ragazzo che lavorava
nella compagnia dei Cavalli Marci assieme a Luca e Paolo quindi
anche lui è spesso a Genova. Ha un volto molto particolare,
dei lineamenti poco italiani, poco comuni.
L'avete chiamato voi comunque?
Fabrizio: Diciamo che di comune accordo l'idea è venuta
comunque sia al regista che a Mattia il chitarrista del gruppo e
lui ha accettato subito ed ha fatto un ottimo lavoro tra l'altro.
Quale tra questi metodi pensate sia una promozione più
valida per i gruppi musicali? Videoclip, concerti o internet (download)?
Fabrizio: Purtroppo la televisione è importantissima.
Il videoclip ha assunto un'importanza enorme per quanto riguarda
la promozione per un gruppo e per quanto sia una cosa praticamente
estranea a quelle che sono le scelte artistiche del musicista, purtroppo
la televisione comanda e quindi
Però non necessariamente i videoclip sono il miglior modo
di promozione. Diciamo che sono tre cose fondamentali e convivono
ma forse il videoclip dovrebbe avere meno importanza di quella che
ha. Il concerto è fondamentale, il momento in cui l'artista
suona davanti al pubblico, riuscire a portare la propria musica
direttamente alle persone è importantissimo.
Jacco: A Genova è difficile far crescere e far conoscere
un gruppo esclusivamente tramite i concerti perché non ci
sono locali. Cioè.. ce ne sono ma non abbastanza per poter
far suonare tutti i gruppi.
C'è un locale o una località in cui non avete
ancora suonato e dove quindi vi piacerebbe andare a suonare?
Jacco: Io vorrei andare alle sorgenti del Monviso
.
Fabrizio: Noi abbiamo suonato in tutte le regioni d'Italia tranne
che in Basilicata e in Valle D'Aosta quindi se qualcuno di quelli
che leggeranno l'intervista ci aiuterà a trovare da suonare
in queste due regione gliene saremo grati.
Jacco: E così potremmo dire di aver suonato in tutta Italia
Che rapporto avete con Genova? Com'è la scena musicale
lì e in tutta la Liguria?
Jacco: Il rapporto che abbiamo con Genova è amore-odio
No beh siamo legatissimi alla nostra città sia per come è
fatta sia per la gente che c'è anche se non c'è abbastanza
movimento per quello che invece si meriterebbe. Nella scena ligure
ci sono tanti gruppi che suonano, veramente tanti, ci sono pochissime
possibilità di suonare, soprattutto a Genova in proporzione
alla città che è. E anche i gruppi grossi non trovano
spazio a parte un palazzetto dello sport che hanno tirato su adesso.
Ci sono locali da 50 persone e un palazzetto da 8000 persone e questo
fa sì che una scena difficilmente riesca ad instaurarsi prepotentemente
e poi uscire da Genova e andare in tutta Italia.
Come mai avete deciso di autoprodurvi anche per l'ultimo album?
E poi so che avete 'fondato' anche una vostra etichetta la Green
Fog Records, ma è nata solo per voi o avete intenzione di
produrre anche altre band?
Fabrizio: Abbiamo scelto di autoprodurci per una serie di motivi
che vanno dall'indipendenza totale artistica al basso costo del
cd. E per fare questo abbiamo allestito un nostro studio di registrazione
a Genova e abbiamo fondato questa etichetta che si chiama Green
Fog Records che ha per ora prodotto solo il nostro disco ma abbiamo
intenzione di portare avanti un progetto con questa etichetta. Quindi
di produrre altre band se possibile.
Se non vi foste autoprodotti, scartando l'ipotesi della major,
quale etichetta indipendente avreste scelto?
Jacco: Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una grossa esposizione
quindi a differenza di gruppi che non avevano esposizione e sperano
nel contratto delle major perché magari non c'è altra
possibilità di andare avanti, questo ci ha permesso di capire
che rimanere nell'indipendente ci può dare comunque dei vantaggi
che addirittura una major non ti dà. Non per forza devi avere
delle limitazioni economiche perché il nostro disco l'abbiamo
registrato nel nostro studio ma è stato mixato a Toronto
e masterizzato a New York.
Fabrizio: Quindi a questo punto appoggiarsi ad un etichetta indipendente
o autoprodursi diventa simile
Jacco: Quindi ci creiamo la nostra e portiamo avanti le nostre cose
magari anche capendo meglio il mondo delle produzioni così
in futuro se ci capiterà l'occasione e saremo convinti su
dei progetti e potremo farlo, lo faremo più che volentieri.
Poi una domanda sui testi che in tutti e due gli album sono
sia in italiano che in inglese. Cosa che personalmente, ve lo confesso,
non sopporto perché secondo me è un po' limitare la
propria personalità. Come mai?
Fabrizio: Per me è il contrario cioè se devo scegliere
solo una lingua allora mi limito..
Per me è come non volerla esprimere del tutto ne senso
che uno dovrebbe fare una scelta e portarla avanti. Almeno all'interno
di uno stesso album. Trovate importante sia una lingua che l'altra
e quindi preferite unirle?
Fabrizio: L'italiano è più difficile da adattare
certe volte a questo tipo di musica però certi pezzi sono
nati in italiano.
Pensate di cambiare in futuro? Scegliere solo una lingua?
Fabrizio: Credo continueremo a fare così con una certa
naturalezza. Se un pezzo esce in inglese lo cantiamo in inglese
e lo stesso per l'italiano.
Jacco: Ad esempio "Zeta Reticoli" è un caso unico
per noi perché è nato prima il testo e la base ritmica
che aveva all'inizio non aveva alcun senso e quindi abbiamo ricostruito
la musica interpretando il testo quindi l'italiano nasce di più
da certe parole che ci piacciono perché difficilmente in
un linguaggio rock di un cero tipo l'italiano stona, l'inglese è
ancora avvantaggiato dalla metrica.
Quando è uscito il vostro primo disco c'era in Italia
il boom dello ska. Adesso sembra essersi un po' arginato, anche
voi vi siete un po' adattati ad altri orizzonti. Cosa ne pensate?
Fabrizio: più che arginati abbiamo fatto una scelta più
che altro complicata e rischiosa secondo me perché non vedo
adesso una corrente così forte a cui appoggiarsi con il nostro
disco. Cosa dici (rivolto a Jacco)?
Jacco: E' un disco abbastanza difficile da catalogare anche per
noi infatti lo consideriamo abbastanza di transizione.
Si ma pensate che si sia arginato questo fenomeno dello ska?
Fabrizio: Il discorso del fatto che ci sono state le annate
è vero perché ci sono stati 3 o 4 anni almeno in cui
lo ska e lo ska-core in Italia è andato alla grande.
Jacco: Se avessimo dovuto appoggiare una corrente ora come ora è
forse la moda dell'emo-core però diciamo che il disco precedente
apparteneva proprio ad un periodo diverso e il nuovo disco sarà
ancora diverso credo..
Siamo arrivati all'ultima domanda. Quale apprezzate di più
tra i gruppi italiani? Con quali gruppi italiani avete condiviso
i vostri concerti migliori?
Fabrizio: Il festival di stasera ad esempio ha parecchi gruppi
interessanti ed anche tanti altri gruppi con cui abbiamo diviso
i palchi e i festival. Ce ne sono tanti e quindi personalmente apprezzo
molto i Tre Allegri Ragazzi Morti e i One Dimensional Man.
Jacco: I G.I. Joe da parte mia.
- Recensione
di Outside the loop stupendo sensation (2004)
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- Sito Ufficiale
Meganoidi
ilaria, 26/06/04
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