Perturbazione intervista
[intervista] Perturbazione

Risponde Gigi (chitarrista dei Perturbazione)
1. Sono passati oltre due anni da "In circolo" a "Canzoni
allo specchio", cosa è cambiato in questo lasso di tempo
per i Perturbazione?
Crediamo di essere maturati attraverso un centinaio di concerti,
e di avere scoperto la possibilità di comunicare con persone
che prima neanche conoscevamo. Qualcuno ci ha scritto che attraverso
la nostra musica ha avuto come la sensazione di "essere messo
a fuoco" (in senso cinematografico, beninteso). Questa è
stata per noi la scoperta principale. Il fatto di poter condividere
le esperienze e di sentirsi meno soli.
2. La malinconia sembra il leit motiv della vostra musica. Un
musica altamente evocativa curata in ogni dettaglio. Il titolo di
questo album "Canzoni allo specchio" sembra richiamare
una sorta di diario di esperienze. Sono esperienze vissute quelle
narrate?
Assolutamente si, anche se non raccontate in maniera iper-reale.
Se così fosse sarebbe un fastidioso tentativo di autoreferenzialità.
Ci piaceva questo titolo perchè suggerisce diverse chiavi
di lettura per il disco, tutte molto vicine a quello che volevamo
comunicare. Da un lato è come se ci fossimo specchiati dentro
alle canzoni e queste portassero in giro un pò di noi, dall'altro
il fatto che uno specchio, per sua natura, non conserva l'immagine
riflessa ma tutte le volte si carica di nuovi significati (le nuove
persone che vanno a rispecchiarsi).
3. La cura dei particolari è sicuramente una vostra caratteristica.
Siete soddisfatti del risultato?
Siamo molto contenti di aver potuto incidere il disco in uno studio
attrezzato come l'Esagono di Rubiera e di avere potuto collaborare
con Paolo Benvegnù, due aspetti che hanno portato le canzoni
ad un livello di cura prossimo alla maniacalità :-). Dopodichè
è sempre molto difficile essere obiettivi sui propri lavori,
questo non credo che accada solo nella musica. Ma ad un certo punto
bisogna scattare la fotografia e fare uscire fuori un'immagine,
in un modo o nell'altro.
4. Si è appena concluso il festival della canzone italiana.
Per molti è una farsa, per altri una proficua possibilità
di farsi vedere. Andreste mai a Sanremo?
Ci prendi per il culo?:-)))))
E' la seconda volta che ci tentiamo, La prima fu con Santeria (sarebbe
stato un caso nazionale, comunque ci avevamo provato lo stesso,
anche se loro credevano che, appunto, li stessimo prendendo in giro).
La seconda, quest'anno con Mescal. Abbiamo spedito la canzone "Se
fosse adesso", ma non è stato. Sanremo, per noi, è
un palco, un'occasione per fare conoscere la propria musica. Forse
per la presenza de Le Vibrazioni, i Perturbazione avrebbero creato
una certa ridondanza nei nomi e avremmo confuso ascoltatori e giuria...
Sarà per la prossima volta.
5. In certi brani si sente qualche richiamo ai Belle & Sebastian,
qual è il vostro rapporto con la scena inglese?
Il rapporto è con la musica in generale, non tanto di una
scena o dell'altra. I Belle and Sebastian sono sicuramente uno dei
gruppi comuni agli ascolti di tutti e sei. D'altronde se una persona
gioca a calcio è naturale che guardi le partite in televisione
(anzi, magari ha cominciato a giocare a calcio proprio per questo).
Così, ogni tanto facciamo qualche partita di calcetto immaginaria
con un bel pò di gruppi e solisti di tutto il pianeta.
6. Qual è il concerto a cui avete assistito che vi ha
lasciato senza parole?
Ti posso parlare a livello personale. So che Tommaso ha gradito particolarmente
i Roots, e so che quando mi ritrovo ad un concerto che mi emoziona,
mi si dipinge sulla faccia una specie di sorriso ebete. Ho indossato
quest'espressione nell'ultimo anno ad un concerto di Robin Hitchcock,
ad un concerto acustico di Bugo e Joe Valeriano al Calamita, ai
concerti di Bob Corn, Paolo Benvegnù, Red Worms Farm, A Short
Apnea, Virginiana Miller, Zen Circus, Marcilo Agro, di Darien Brahms,
un'artista pressochè sconosciuta in Italia, ma anche ad un
concerto di Tiziano Ferro a cui ho assistito per una storia lunga
da raccontare o a quello dei Chemical Brothers di due anni fa.
7. Tante band italiane della scena indie cantano in inglese
e alcune di esse sono riuscite a trovare consensi anche all'estero.
Avete mai pensato di tornare a cantare in inglese per poter esportare
la vostra musica ora che i giudizi positivi sui perturbazione si
sono allargati?
Effettivamente la tua domanda ci fa riflettere perchè se
dovessimo continuare con quest'andazzo, il prossimo disco sarebbe
in piemontese...Comunque nella realtà non abbiamo mai smesso
di cantare in inglese. L'anno scorso è uscita per la Jonson
Family (http://www.jonsonfamily.com),
un'etichetta londinese, una canzone in lingua inglese e non abbiamo
chiuso del tutto i rubinetti anglofoni. Però la scelta di
cantare in italiano ha praticamente dirottato le nostri maggiori
energie in questa direzione, anche per i motivi che ti raccontavo
prima.
8. So che avete collaborato con i Baustelle, i Giardini di Mirò
e Paolo Benvegnù. Come sono nate queste idee?
Ci hanno implorati di farlo e non potevamo rifiutare. I Giardini,
dopo che li abbiamo battuti a calcetto, ce lo dovevano. Tommy ha
scritto molti testi per Rachele e finalmente ce l'ha fatta ad incontrarla,
Paolo l'abbiamo adescato dicendo che eravamo una rock band solo
femminile e, al posto della demo, gli abbiamo spedito un mazzo di
reggiseni...
Ok, scusa, è naturale che sto mentendo. Ma mi piaceva tanto
questo giochetto...
La realtà è molto più noiosa e prevedibile
perchè nasce da una stima che prima era reciproca e dopo
che leggeranno queste frasi sarà solo più unidirezionale.
- Sito Ufficiale
Perturbazione
- Sito Ufficiale
Mescal
ilaria, 10/03/05
Indice
delle news | Indice
delle recensioni | Indice
delle interviste
|