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Laura Sky


Perché non riesco a formulare una frase sensata?
C'è qualcosa in me che non funziona.
Qualcosa dentro di me.
Qualcosa che mi rende impotente, che mi immobilizza.
Vorrei ribellarmi, ma sembro incapace di oppormi agli eventi. Sembro passiva di fronte al mondo…mondo che mi travolge…devo fare qualcosa, lo sento. Cosa me lo impedisce?
Non sono fiera di me stessa. Non lo sono affatto. Mi dispiace. Non è solo colpa mia, però…
Credo tu sia stato solo una forzatura del destino. Una forzatura piacevole.
E anche lui lo è stato. Una forzatura spiacevole.
Non credo nel destino, eppure…
Sarebbe destino che io ti lasciassi perdere, ma è impossibile. Non ti lascerò mai, a meno che non sia tu a farlo. Sono debole, non ho carattere quando si tratta di te…Tu annienti la mia attività cerebrale, la mia personalità. Tu sei terribilmente dannoso, nuoci alla mia salute. Eppure sei anche schifosamente salubre e vitale…mi tieni in bilico tra la gioia e il dolore.
Odio dipendere da qualcuno, ma dipendo da te. Sei la mia droga. Dipendo sia fisicamente che mentalmente da te. Cosa devo fare? Mi farai impazzire, prima o poi. Voglio liberarmi di te, ma non voglio liberarmi di te…. Sono confusa…Lasciami,… non lasciarmi…Vattene,…non andartene…Sai cosa ti dico? Vai al diavolo…ma portami con te…


Maledettamente Io


Scorre il sangue sul pavimento…
Da dove viene tutto quel sangue?
Da me…
…gocce di sangue cadono dai miei occhi e vanno a depositarsi sulle bianche ed immacolate piastrelle marmoree. Sto sporcando il pulito, sto profanando la purezza…Non è colpa mia…Tento in ogni modo di fermare questo rosso pianto, ma è inutile…
era tanto, troppo tempo che non mi lasciavo andare ad un pianto liberatorio…La conseguenza è che, ora, le mie lacrime non sono più le classiche goccioline d'acqua, bensì purpureo plasma,…
Il paradosso è che questo fenomeno non mi spaventa, anzi…ne sono terribilmente, morbosamente affascinata.
Smetto improvvisamente di lacrimare. Stupida, debole, sciocca ragazzina. Frignona. Quando imparerai a crescere? È il momento degli insulti, ora. Insulti che rivolgo a me medesima.
Odio piangere. Lo reputo un segno di debolezza. Debolezza che, però, riflettendo, purifica. Il pianto è catartico. Eppure mi vergogno di questo atto e provo orrore di me stessa, quando mi abbandono al caldo fluire delle lacrime.
Perché stavo piangendo?
È strano…ma non lo so. Senza motivo…una frignona, ecco cosa sono. Non si piange senza motivo. Mai. Nessuno lo fa. Ma io sì. Io sono diversa…forse sono pazza, non so. Può essere. Tutti sono pazzi, in fondo. Trovami una persona normale in questo folle, assurdo mondo… Trovamela. Trovata? No, eh? Non esistono persone normali, così come non esiste la normalità.
Dunque, se sono tutti folli, perché non posso esserlo anch'io?
Io piango senza motivo quanto mi pare.
Non ha senso, forse, ma tante cose nella vita mancano di significato.
Ho pianto, è vero. E senza un valido motivo, per giunta. Sono una debole di merda, anche se mi atteggio a dura. Questa mia apparente corazza sembra abilitare la gente ad attaccarmi. Purtroppo, tale corazza non è poi così valida…talvolta i colpi riescono a scalfirla. Nonostante questa difesa, sono piena di ferite. Dovrò mettere qualche cerotto.
Perché ho pianto? Boh. Che brutta risposta boh. Però, davvero, non lo so. Solo perché era troppo tempo che non lo facevo, forse. Avevo quasi disimparato…avevo bisogno di piangere per tutte le volte che mi sono negata questo diritto. Volevo sentirmi viva. E umana.
Odio piangere, ma è l'unica situazione che mi fa sentire sia viva che umana. Ho dovuto.
Sono stufa di sentirmi cattiva…basta. Quella parte sta cominciando a stancarmi. Certo, fare la stronza ogni tanto mi diverte…ma anche gli stronzi, talvolta, stanno male. Anche gli stronzi si sentono vittime. Anche gli stronzi piangono. Anche gli stronzi amano.
Io amo?
No…io non ho mai amato nessuno se non, forse, me stessa.
Che persona orrenda sono. Mi ripugno. I miei pensieri mi ripugnano. Provo repulsione per tutto ciò che mi concerne. Eppure, mi amo. Mi adoro. Mi idolatro, persino.
E nonostante io voglia davvero cambiare, diventare una persona migliore, non cambierò mai. Non tenterò nemmeno minimamente di mutare la mia persona. E non mi giustifico con l'infantile affermazione "io sono così e basta". Solo i bambini dicono così. La verità è che a me PIACE essere come sono. Mi faccio schifo, sì…eppure mi piaccio. Mi odio, ma mi amo. Amo e odio le mie contraddizioni, le mie debolezze, il mio cinismo, il mio sarcasmo, ma mia cattiveria, la mia forza e la mia disarmante fragilità.
Alla fine, pensandoci, non sono poi un mostro. Sono anche tanto dolce. Tanto insicura. Ogni tanto sono gentile, disponibile, comprensiva. Un angelo, talvolta. Per poi il giorno dopo tramutarmi nuovamente nella stronza di turno.
Sono umana.
Sbaglio. Imparo. Mi correggo. Mi complico la vita in maniera incredibile, quando potrei tranquillamente vivermela e basta, senza troppe giravolte.
Non lo so…
…piccolo diavolo…
Lucifero tornerà mai in Paradiso?


VOGLIO

L'erba voglio non cresce neanche nel giardino del re. Ma io voglio tante, troppe cose. Fra cui, te. Ti voglio. Ti desidero, ti bramo. Voglio farti mio, voglio essere tua. Voglio quello che non ho mai voluto da nessuno e voglio che tu mi faccia quello che non ho mai permesso a nessuno di farmi. Voglio che tu sia il primo in tutto (o quasi…). Voglio, voglio, voglio…viziami, dammi tutto quello che una giovane donna può desiderare. Dammi la lussuria, la cupidigia, fammi conoscere l'estasi…mandami in orbita, fammi esplorare quei luoghi che mai nessuno mi ha fatto esplorare…strappami l'innocenza, un'innocenza che comincia a farsi troppo ingombrante e che, quindi, non voglio più. Cogli quel fiore così bianco, così puro, che nessuno finora ha mai osato sottrarmi. Coglilo, abbi il coraggio, ma non lasciarlo morire. Nutrilo, dissetalo, come certamente tu sai fare. Fallo crescere, questo immaturo fiore dell'amore e rendilo forte, robusto, immortale. Solo tu puoi farlo. Ho scelto te…sei tu l'eletto. Voglio te, come esecutore di questo compito, solo te. Voglio te e nessun altro. Solo te.




INNOCENZA E PAURA

Persa in un mondo a lei sconosciuto, la giovane donna si chiedeva se mai ne sarebbe uscita, o se avesse dovuto abitarvi per sempre. Quel mondo le era assolutamente ignoto e lei si sentiva una straniera. Sapeva che, prima o poi, anche per lei sarebbe giunto il momento di esplorarlo. Anzi,…aveva desiderato e aspettato che il fatidico momento giungesse da molto tempo…ma ora che tale evento stava per verificarsi, lei aveva paura. Paura di cambiare, di non essere più quella di prima, paura di perdere la propria unicità, di diventare come tutti gli altri. La paura dell'ignoto è un sentimento che tutti provano. Attrazione e paura. E la fanciulla aveva paura di fare quel salto nell'ignoto, di trasformarsi da bruco a farfalla. Ma le farfalle sono più belle, più gioiose e più felici dei bruchi…La ragazza lo capirà. Aspetterà ancora, finché non si sentirà sicura, ma alla fine lo capirà. E, allora, salterà, diventerà farfalla, sbatterà le ali e non avrà paura di volare. Volare le piacerà tantissimo e vorrà farlo ancora e ancora, fino a che la novità diventerà abitudine e volare non sarà più un giocondo piacere, bensì il normale corso della natura. A quel punto, la paura sarà solo un lontano ricordo…L'ignoto sarà diventato fin troppo noto e sarà entrato a far parte della banale quotidianità. E la giovane donna sarà diventata vecchia.

 


Dopo un periodo di morte, eccomi: sono risorta. Non sono cambiata, non sono diversa da prima. Non importa. Ciò che importa è che IO SONO.

Tutto gira come un vortice attorno a me.
Mi sento in trappola.
Eppure non succede niente.
Se almeno succedesse qualcosa…
Sono pazza?
Ma cos'è la pazzia?
Chi,
nel proprio intimo,
non è almeno in bassa percentuale
folle?
Solo chi non è pazzo,
può definirsi veramente tale.
La paura di essere l'unica
mi affligge.
Se almeno avessi la certezza
Che questo mio vagellare
Non fosse completamente anormale,
sarei più pacifica.
Ma non ci sono certezze.
Ho paura.
Paura che dei pensieri,
in fin dei conti normali,
possano trasformarsi in
insanabili, incontrollabili
manie.
Che possano trasformarsi in
un indomabile
toro selvaggio.
Brindiamo.
Che io possa
Trovare
La
Serenità.

Mentre studiavo storia, mi si sono formulate in testa tremila e forse più domande.
Perché, con tutta la gente che vive su questo nostro pianeta, tali domande abbiano scelto proprio la mia testolina come nido, non lo so proprio.
Eppure eccole qui, a covare tremila e forse più dubbi che si schiuderanno in me esattamente come uova di gallina in un pollaio.
Mi guardo in giro e vedo tante cose che mi lasciano un attimino sconcertata.
Soprattutto , mi lascia inebetita la voglia di colpire, di ferire insita in alcune persone, che esse mascherano con il nome di sincerità.
Si può essere sinceri anche senza massacrare il prossimo, io penso.
Ma chi sono io per giudicare gli stronzi?
Io sono la prima nella lista degli stronzi.
Io ho un brutto carattere?
Mi sa di sì.

 


Com'era essere bambini?
Io non me lo ricordo più.


Devo trovare la forza per dimenticarti.


Mano nella mano, andare avanti.
Procedere insieme verso l'ignoto.
Attraversare orizzonti, mari.
Scrutare attoniti paesaggi sconfinati.
Meravigliarsi per qualsiasi banalità, gioire per un nulla.
Sognare in sincronia. Ridere, piangere, emozionarsi.
Sempre insieme. Sempre io e te, tu ed io.
Insieme.
Sarebbe bello.


Carnevale.
Maschere. Allegria fatta coriandoli.
Stelle filate. Frittelle, crostoli.
Bambini, carri, risate.
Finirà, mi ripeto. Finirà questa tortura.


Una tempesta interiore ha preso vita dentro di me. Pace non trovo. Mi torturo, nella speranza che il dolore fisico mi distragga da quello mentale. Cosa mi succede? Ho paura. Forse deliro, forse sto impazzendo. Lasciami stare, vattene. Disperata ricerca di equilibrio interiore.


La neve cade. Fiocchi bianchi raddolciscono il mio nero spirito. Mi piace, la neve.


In questo mondo dell'apparire, non c'è spazio per l'essere.
In questo mondo di perfezione, non c'è posto per l'imperfezione.
In questo mondo, dove vige il culto del bello, il brutto non ha senso di esistere.
Questo mondo non è fatto per persone come me.


Il suicidio? Il manifestarsi di una morbosa attrazione verso la morte, verso l'ignoto.


Una foglia. Io mi sento come una foglia in autunno. Una foglia che quindi sa cosa l'aspetta: cadere. Dovrà cadere e, a terra, senza ormai più vita, seccherà. Sarà calpestata da piedi noncuranti, senza che nessuno se ne accorga o ne sia interessato. Dimenticata da tutti, finché, piano o velocemente, si ridurrà in briciole.
Una foglia che sa cosa l'aspetta ha paura? O si arrende al suo inevitabile destino? Si lascia cadere o cerca di rimanere aggrappata al ramo fino all'ultimo? Ma a cosa serve lottare se il tempo, inesorabile con tutti i suoi mezzi, agirà affinché il fato si compia?
Lottare? Aggrapparsi alla vita sorretti da un solo stelo? Oppure abbandonarsi e lasciarsi cadere a capofitto?
Cosa fa una foglia?


ELISA
Elisa sognava. Sognava di andarsene, di scappare dal suo piccolo, soffocante paesino di provincia. Sognava la metropoli, il successo, i soldi, un uomo bellissimo al suo fianco. Sognava di volare, di essere un uccellino che sorvolasse con leggiadria il mondo, guardandolo per una volta dall'alto. Sognava di essere una principessa, sognava un cavallo bianco con in groppa un principe azzurro. Sognava di essere uno scoiattolo, di potersi arrampicare con destrezza sugli alberi più belli e più alti del mondo, per poi scivolare a terra altrettanto destramente. Elisa sognava. Sognava tanto e tante belle cose. Ma alla fine si risvegliava sempre.

IO E TE
Io e te ci somigliamo molto, nella nostra diversità.

RIFLESSIONI DAL NIENTE
Oggi è una di quelle giornate in cui non mi va di fare niente. In più, sto male e non riesco a pensare ad alcunché di sensato.
Ho freddo. I brividi mi percorrono dentro e fuori.
Cosa penseresti di me, guardandomi adesso, vedendomi sopraffatta dalla noia? Cosa mi diresti ora, vedendomi assolutamente priva di verve?
Non mi hai mai vista piangere. Per dire la verità, pochi hanno potuto vedere i miei occhi impregnati di lacrime, pochi hanno visto le mie guance rigate di pianto. Ho sempre voluto fare la forte, colei che non cede mai, colei che neanche nelle situazioni più estreme si lascia sfuggire un singhiozzo.
Io non sono così. Non sono forte come voglio ostentarmi. Faccio la dura, ma sono estremamente fragile, emotivamente instabile.
Piango molto, non credere di no. Piango molto, quando sono da sola. Quando sono sicura che nessuno possa vedermi, né sentirmi. Non voglio che qualcuno mi compatisca. Non voglio che qualcuno percepisca il mio lato debole. Voglio tenerlo nascosto, questo lato, lasciarlo sfogare solo nei momenti di solitudine. Forse sarebbe bello che qualcuno mi abbracciasse, in questi momenti, che qualcuno mi consolasse. Ma io sono rigida e orgogliosa. Presuntuosamente, voglio convincermi di non avere bisogno dell'aiuto né della comprensione di nessuno.
Dunque, preferisco piangere da sola. Ora, in preda alla febbre, avrei tanta voglia di piangere. Ma mia madre è appena entrata in camera mia con le prugne. Non è tempo di piangere. È tempo di cagare.

 


ECCOTI DI NUOVO


Oh, no. Eccoti di nuovo. Tu fai così: scompari, riappari a tuo piacimento.
Eccoti di nuovo, a scombussolarmi il cervello.
Eccoti di nuovo, a mescolarmi le viscere dell'anima, ad accendermi in petto una sensazione straziante, lacerante.
Eccoti di nuovo, a rendermi disgustata di me stessa.
Eccoti di nuovo, a ridurmi ad odiare il mondo, a rendermi malinconica e noiosa.
Eccoti di nuovo, a farmi versare lacrime fino a ieri represse, distruggendo così la mia maschera di persona forte, di ragazza che non piange mai.
Eccoti di nuovo, di nuovo tu, a far nascere in me la sensazione di essere sporca.
Di nuovo, eccoti a ridere di me, eccoti ad umiliarmi, a sbeffeggiarmi, ad infangarmi.
Eccoti di nuovo, a farmi rimuginare sui grandi perché della vita, a farmi impazzire perché non trovo risposte soddisfacenti.
Eccoti di nuovo, a interrogarmi sul senso della mia esistenza.
Eccoti di nuovo, eccoti che, ancora una volta, riesci a farmi sentire un esserino piccolo, inutile, di fronte al grande mistero della vita.
Ma ecco, ecco che di nuovo, come arrivasti, te ne vai.
Ecco che mi lasci sola con tutte le voragini incolmabili che hai aperto dentro di me.
Fai sempre così. Arrivi, danneggi, te ne vai. Non so perché, non so nulla di te.
Un giorno mi piacerebbe almeno sapere chi o che cosa tu sia.


IPOCRITA IO?


Non sono io che penso queste cose. Io ho solo detto ciò che pensa di te la gente ad altra gente. La gente pensa che tu sia una gran puttana. Non è colpa mia. Sì, è vero che sono andata a dire a mezzo mondo ciò che la gente pensa di te, ma cosa centra? Dici che non lo dovevo dire a mezzo mondo, ma a te direttamente. Ma tu lo sai benissimo da sola ciò che la gente pensa di te, senza bisogno che te lo venga a dire io. La gente mormora. Tu dici che la gente sia stronza. Sì, è vero. La gente è stronza. Anch'io lo sono. Sì: terribilmente, inguaribilmente stronza. Ma tu ti sei mai chieste perché la gente sia stronza? Perché mormori? La gente mormora perché c'è qualcuno che le permette di mormorare. Mormora perché le piace farlo, è nella sua natura. E se c'è qualcuno che permette ciò, beh, siamo a cavallo. Tu permetti alla gente di essere stronza. Non è colpa mia, lo capisci? Io sono solo l'impassibile cronista dei fatti. Io sono colei che riporta, ma bada: riporta, non diffonde, le voci che corrono alla massa che sospetta ma non sa. Quindi, perché te la prendi con me? Non sono io che penso quelle cose. Vuoi sapere ciò che penso io? Cosa importa ciò che penso io? Lo vuoi sapere davvero? Penso che tu… beh, lo ammetto: anch'io penso che tu sia una puttana. Ma non lo dico in giro. Cioè… io dico di te quello che dicono gli altri, e non ciò che penso io di te. Tu dirai: "Il risultato non cambia; sia per te che per gli altri sono una puttana". Già, solo che io non dico di pensarlo. Io dico ciò che pensano gli altri, non ciò che penso io. E se i pensieri coincidono, che colpa ne ho io?

La gente mormora, io non mormoro. Io riporto i mormorii della gente ad altra gente.
Sembra uguale, ma non lo è.

Hai presente i giornalisti? Quando raccolgono le opinioni della gente su un dato fatto? A volte la loro opinione e quella degli intervistati coincidono. Comunque loro hanno riportato gli altrui pensieri e non imposto i propri. Ecco. Io sono una siffatta giornalista. E anche se il mio pensiero coincide con quello dei più, io rimango insindacabilmente una giornalista che non esprime il proprio pensiero, ma si limita a riportare i fatti.


INFLUENZA NOTTURNA


Silenzio. Buio tutt'intorno. Ho la febbre. Sono stesa nel letto, tento di dormire, ma non serve a nulla. Raffreddore, tosse. Influenza di merda. Non ho mai sofferto d'insonnia. Solitamente, appoggio la testa sul cuscino e ronfo fino al fatidico suono di sveglia. Ma il mal di testa, il naso chiuso e la gola infiammata mi impediscono di chiudere occhio. Vorrei alzarmi, fare un giro notturno per la casa, ma dormono tutti: ho paura di svegliarli. Me ne resto a letto, a fissare l'oscurità. Fuori piove. Cazzo, se fossi sana, questa sarebbe la condizione ideale per dormire: la pioggia mi ha sempre conciliato parecchio, come una ninnananna. Sono le 02.00. cosa faccio? Domani avrò le occhiaie fino ai piedi. Chissene, in fondo domani non mi schioderò di casa. Però sono stufa di rigirarmi tra le lenzuola. Ho un caldo boia. Mi tolgo le coperte e, ma vaffanculo, ora muoio dal freddo. Legge di Murphy del cavolo. Il più silenziosamente possibile, mi alzo e prendo il lettore. Dentro ci sono i Queen, l'album è "the game". Ascolto la voce inimitabile di Freddy. Adoro la sua voce, come adoro quella di Kurt. Cioè, non nello stesso modo. Ma le adoro entrambe. Freddy e Kurt. Così diversi, così simili. È buio, ma sento che James Dean, o meglio, la sua foto, mi sta fissando. James è il mio mito, il mio idolo. Lo ammiro in tutte le sue sfaccettature, mi identifico in lui quasi completamente. Kurt Cobain mi ricorda vagamente James Dean. Ma James era James, e Kurt era Kurt. E Freddy? Freddy era Freddy. Mentre faccio tutti questi paragoni, Mercury canta a pieni polmoni… "EVERYBODY PLAY THE GAME OF LOVE". Tutti quanti giocano al gioco dell'amore. Tutti, tranne me. Tutti, tr… ETCIU'! cazzo, dov'è il fazzoletto? COFF, COFF, COFF. Oh, eccolo. La testa… miii, se brucia! Quegli accidenti di fumenti all'olio 31 che mia madre mi ha obbligato a fare, sono assurdamente inutili. Senza contare che mi fanno pure schifo, e mi bruciano agli occhi. Chissà come sta L., in questo momento… cosa c'entra lui, ora? Smettila di pensare a quell'impotente, ti prego! Ma perché impotente, poi? Mica hai mai sperimentato. Vabbè. AHWN. The king of love. Coff, coff. RRRRRRRRRONF. Buona notte.


Ospedale. 10/10/03. ore 14.03. Tentato suicidio. Paziente X in coma
Sorella Morte è venuta a trovarmi. Mi ha detto che è stufa di essere continuamente invocata da me. Mi ha detto che lei non è una puttana, che lei non si vende a nessuno. Che decide lei come e quando appartenere ad una persona, e che nessuno la può corrompere. Ha detto che cloro che si suicidano sono stupidi, se credono di morire prima del tempo, che in realtà lei aveva già deciso che se li sarebbe presi proprio nel momento del loro suicidio. Se non si fossero suicidati in quel dato momento, lei sarebbe comunque giunta da loro proprio in quel dato momento, anche se per vie diverse. Quindi, mi ha detto, è inutile che io continui a chiamarla, perché sarà lei e solo lei a decidere quando farmi sua. Ha detto che se non la smetto subito, lei sarà tanto stronza da prendermi proprio nell'unico momento in cui non la starò desiderando, nell'unico momento in cui sarò felice. Ha concluso dicendo che la vita finisce presto, che prima o poi muoiono tutti. Dunque, ha aggiunto, devo cercare di vivere al meglio, perché è la mia sola occasione per farlo, e quando sarò morta forse rimpiangerò di non aver vissuto degnamente. Ha detto che, da morta, potrei desiderare la vita come ora desidero Lei, con la differenza che, se ora posso sperare di morire, poi non potrò sperare di tornare a vivere. Ha detto così. Poi è scomparsa.
Ospedale. 10/10/03. Ore 16.07. paziente X , tentato suicidio. Uscita dal coma


PENSIERI IN CORRIERA
Seduta in corriera, guardo annoiata dal finestrino. Vedo gente, tanta gente. Gente che cammina sul marciapiede, gente che contempla le vetrine dei negozi, gente seduta al volante di un'auto. Gente triste, gente felice, gente single o felicemente impegnata. Gente stralunata, gente sicura. Gente tranquilla, agitata, frettolosa, ritardataria, puntuale. Gente vecchia, giovane, matura, puerile.
Fuori dal finestrino vedo scorrere tante piccole, grandi vite. Mi rendo conto che non entrerò in contatto con nessuna di loro. E' una cosa normale, no? E' perfettamente normale che io non possa interagire con queste migliaia di personcine che vedo scorrermi davanti agli occhi ogni giorno, durante i miei due viaggi quotidiani. E' normale. Perché allora mi rende triste?


Voglio un biglietto per l'Inferno. Datemi un biglietto per l'Inferno.


Oggi è la giornata del Nulla.

Chissà, chissà…

Non mi piace sentirmi ipocrita.

E se avessi bisogno solo di un po' di sesso?

 


PER F.
Mi dispiace se ti ho fatta soffrire. Ti chiedo scusa sinceramente. Sono umana e gli esseri umani sbagliano. Mi auguro tu possa essere felice e che la smetta di degradarti e rovinarti con le tue mani. Sai, vederti mi fa male, perché vedere cambiare una persona in peggio, mi ha sempre depresso molto. Ma che diritto ho io di giudicarti? Io, proprio io che ti ho fatto così male? Assolutamente nessuno. Purtroppo è più forte di me dispensare consigli anche a persone che dovrebbero starmi totalmente indifferente e a cui io dovrei stare altrettanto indifferente, se non peggio(ammesso che esista qualcosa peggiore dell'indifferenza). Sai, anche se non sembra, sono sensibile. Quando vedo una persona cambiare, piango sempre una lacrima immaginaria di gioia, se è cambiata in meglio, di tristezza, se è cambiata in peggio. Tu rientri nella seconda categoria. Ma basta, sono affari tuoi, non miei. Non sono assolutamente affari miei. Ma che cazzo me ne frega in fondo, di cosa fai e di come ti rovini? Arrangiati, distruggiti pure, non mi tange. Discorsi vani, stupidi e puerili.
Mi dispiace. Sì, perché forse avrei potuto cambiare le cose, ma non l'ho fatto. Ho lasciato correre, come un treno a cui avrei potuto tirare il freno a mano e che invece ho lasciato deragliare. Drastica? Forse. Lo sai che ho avuto sempre questa tendenza del cavolo di sopravvalutarmi, o al contrario di sottovalutarmi. Però una vocina mi dice che se io non ti avessi trattata così… ma vaffanculo, se mi fossi comportata diversamente sarei stata un'ipocrita del cavolo. Forse tu saresti stata meglio, ma a rimetterci stavolta sarei stata io. Cosa ti devo dire ancora? Per dispiacermi, mi dispiace. Ma le cose ormai sono andate così, a me non rimane altro che salutarti e augurarti quelle cose che si augurano di solito. Ultima cosa: apri gli occhi. Stai attenta. Basta.



CHI E' KURT COBAIN?
"Chi è Kurt Cobain?"
"COME chi è Kurt Cobain?!"
"Beh…"
"Ma è il leader dei Nirvana, ovviamente! Anzi, sarebbe più corretto dire era, visto che si è suicidato circa dieci anni fa!"
"Ah, è morto…"
"MA CAZZO! Non sai proprio niente! I Nirvana, dico, i Nirvana, mica un gruppetto qualunque… Kurt Cobain, voglio dire, non un Nick Carter qualsiasi! E TU… non dirmi che non hai neanche mai sentito una loro canzone!"
"Beh, magari sì, ma non so che è loro…"
"Accidenti a te! Non puoi continuare a vivere ignorando l'esistenza di altra musica oltre a quella merda commerciale che senti sempre tu! Te lo presto io, un cd dei Nirvana, se tu non sai chi siano!"
"Grazie…"
"Perché non si può assolutamente non conoscere canzoni come Lithium, o Come as you are", per non parlare di…"
"Ok, ok, ho capito… Dammi questo cd!"
"Oh, brava! E butta nel cesso i tuoi BackStreet Boys del cazzo!"
E di punto in bianco, mi ritrovavo sola, con questo cd di sconosciuti in mano. Presi il lettore, inserii il cd e mi si aprì un nuovo mondo.

 


PER L., UN PERDUTO AMICO


Giuro: farei di tutto per riavere la sua amicizia. Lo farei, ma non lo faccio. Perché? Perché non riesco a riavvicinarmi a lui, a dirgli quanto mi manca essere sua amica, ridere con lui, prenderlo e farmi prendere in giro, far finta di piangere per fargli fare il buffone, farlo sentire in colpa con le mie battute acide, farlo arrabbiare con insinuazioni viperine, fare la lotta con lui anche se siamo cresciuti(pur sapendo che a prenderle alla fine sarò io), fare a gara a chi è il più lento a mangiare le Pringles, il più veloce a mangiare il budino, dirgli che è uno stronzo e che non lo voglio più vedere per poi chiedergli subito dopo scusa,… mio Dio! Perché non ci riesco? È vero siamo cresciuti, da quattro anni non abbiamo vere conversazioni, se non qualche sporadico saluto e qualche altrettanto sporadico scambio di battute, ma… non riesco a togliermi di dosso la sua mancanza. Com'è che ci siamo persi di vista? Perché? Ero convinta che la nostra amicizia sarebbe durata per sempre, perché così non è stato? Cosa devo fare per farlo tornare?
Perché, perché, perché?

Che brutto. Eravamo così amici, una volta, ed ora non ci parliamo quasi più. Sai, mi fa male questa situazione, mi fa male dover fingere di non provare più nessun tipo di sentimento per te. Mi fa male vederti cambiare quotidianamente, senza poter prendere nemmeno un po' parte alle tue mutazioni. Vorrei poterti raccontare di questo magone che mi stringe lo stomaco, ma… capiresti? No, ho paura fraintenderesti. Non sono innamorata di te. Lo sono stata da bambina, è vero, ma i bambini non sanno cos'è l'amore. So solo che senza la tua gioiosa presenza, alla mia vita manca qualcosa di fondamentale. Ma dove mai potrò trovare un altro uguale a te? Uno che mi faccia ridere, piangere, arrabbiare, imprecare, vaneggiare, ammalare, guarire, sognare,… No. Non esiste nessuno che ti assomigli neppure lontanamente. Tu sei unico, veramente.
Ma sono solo io che ti penso, o anche tu ogni tanto pensi a me? Cosa rappresento io per te? Per me tu rappresenti Tutto. Tutto ciò che ho perso e non potrò mai più ritrovare. A meno che non accada un miracolo. Ma chi ci crede più, ai miracoli? E tu, che credevi ai fantasmi, ai miracoli ci credi? Spero di sì. Almeno tu non smettere di credere ai miracoli.
Ti voglio bene, te ne vorrò sempre, anche se tu non lo saprai mai.


Ogni tanto la mia mente contorta mi preoccupa. È da un po' che penso farei meglio a farmi controllare da uno psichiatra. Ma gli psichiatri costano un mucchio di soldi. E io tutti quei soldi per pagare un coglione che sicuramente mi direbbe ovvietà, non li ho, ne' se li avessi vorrei spenderli in tal proposito. Dunque? Devo rimanermene sola con la mia follia? Ma, sinceramente, cos'ho di anormale, io? Niente, dai. Sono solo un po' paranoica, e ogni tanto chiedo alla morte con un gran sorriso se per favore viene a prendermi. Poi torno in me e capisco che le mie paranoie sono campate al vento e che forse a diciassette anni non dovrei sorridere così spesso alla morte. Io queste cose le so. E so che sarebbero le stesse cose che mi direbbero non solo gli psichiatri, ma qualsiasi persona con un po' di buonsenso.

A volte non riesco a mettere a freno le mie emozioni. A volte risulto inopportuna e offensiva, a volte ferisco la gente. A volte mi sento cattiva. Eppure a volte mi sento anche terribilmente vulnerabile ed indifesa. Ma cosa sono io? Come sono io? Non so darmi una risposta. Come sono classificabile? Ma poi, sono classificabile? Come mi vedono gli altri? Spero non mi vedano in un modo solo. Spero che… no, di sicuro più di qualcuno ha un'idea sbagliata di me. Come i miei amici. Loro mi conoscono in un modo che non mi rappresenta completamente. E gli Altri? Come mi vedono? Penso che anche loro abbiano un'idea piuttosto erronea della mia persona.
Io non sono ne' stronza e cinica come mi vedono alcuni, ne' pacifica e tranquilla come mi vedono altri, ne' ancora sempre allegra e scherzosa.
Io sono una via di mezzo, credo. Un po' bastarda, un po' con la testa altrove, un po' ridanciana… ma anche buona, concentrata, triste. Ma non so esattamente neanch'io cosa sono. Come sono. Perché sono. Per quanto tempo sarò. Oh, accidenti!
Mi piacerebbe essere un po' più consapevole di ciò che sono e di ciò che faccio.
Mi piacerebbe essere… non lo so, sto vaneggiando, devo studiare storia.


 

INFERNO
L'inferno, l'unico inferno esistente, si trova sulla Terra. Basta che ti guardi intorno per convenire che quanto dico corrisponde a realtà. Uomini che guerreggiano tra loro in nome di falsi ideali, bambini che muoiono di fame ogni giorno, vecchi in ospizio, malati in ospedale che guardano la luna dietro i vetri di una finestra. Persone che uccidono e muoiono per amore, altre che rimangono sole tutta la vita aspettando che questo fatidico sentimento faccia parte di loro. La vita quotidiana, la cosiddetta routine, essa stessa è un inferno. Mai niente di nuovo, aspettare tutto il giorno che dal cielo piombi qualche novità.
Già, è la vita ad essere un inferno. Non potrei capacitarmi che dopo aver scontato questa terribile pena, mi aspettasse un'altra peggiore.


IL PRIMO BACIO
Non fu magico come aveva sempre sognato, il suo primo bacio. Fu dato tanto per dare; più per il fatto che aveva sedici anni e non vedeva l'ora di togliersi di dosso l'etichetta di <mai stata baciata>, che per altro. Anzi: inizialmente aveva anche tentato di opporsi. Lui, in fondo, non le piaceva affatto. Ma proprio per niente. Quando lui le si avvicinò con la bocca a ventosa, lei scostò la testa. "Non esiste", pensava dentro di sé, "che io baci questo rospo". Poi pensò che effettivamente neanche lei era esattamente miss mondo… e girò nuovamente la testa verso di lui, che, come una calamita, si appiccicò alle sue labbra. Labbra che erano drammaticamente serrate! Non ci riusciva. Non ci riusciva proprio. Non poteva, non voleva aprirle, non avrebbe permesso alla sua lingua di entrarle in gola. Lui invece non pareva avere esitazioni: le aveva riempito di saliva le labbra chiuse, non nascondendo la delusione di non averle trovate aperte…
La guardò attraverso i suoi enormi occhiali. A lei veniva da piangere, ma in un certo senso sentiva di avere un dovere nei suoi confronti. Lo prese per il colletto e lo baciò. Stavolta veramente. Era una sensazione strana, forzata. Baciatolo, aprì la portiera della macchina e fuggì via, di corsa. Non lo avrebbe mai più rivisto. Lo odiava. Arrivò a casa e si guardò allo specchio. Era un mostro. Solo un mostro avrebbe potuto baciare un altro mostro. Non pianse. Si sentiva completamente vuota. Il primo bacio è una cosa che dovrebbe essere la più bella o la più brutta della vita. Per lei non era stato ne' bello, ne' brutto. Era stato solo il manifestarsi di un altro sintomo della sua ormai radicata indifferenza. Niente. Non aveva provato niente. Era questo niente, non il bacio, che le faceva schifo. Il bacio in sé, appunto, le era indifferente.


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