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Laura Sky

Perché non riesco a formulare una frase sensata?
C'è qualcosa in me che non funziona.
Qualcosa dentro di me.
Qualcosa che mi rende impotente, che mi immobilizza.
Vorrei ribellarmi, ma sembro incapace di oppormi agli eventi. Sembro
passiva di fronte al mondo
mondo che mi travolge
devo
fare qualcosa, lo sento. Cosa me lo impedisce?
Non sono fiera di me stessa. Non lo sono affatto. Mi dispiace. Non
è solo colpa mia, però
Credo tu sia stato solo una forzatura del destino. Una forzatura
piacevole.
E anche lui lo è stato. Una forzatura spiacevole.
Non credo nel destino, eppure
Sarebbe destino che io ti lasciassi perdere, ma è impossibile.
Non ti lascerò mai, a meno che non sia tu a farlo. Sono debole,
non ho carattere quando si tratta di te
Tu annienti la mia
attività cerebrale, la mia personalità. Tu sei terribilmente
dannoso, nuoci alla mia salute. Eppure sei anche schifosamente salubre
e vitale
mi tieni in bilico tra la gioia e il dolore.
Odio dipendere da qualcuno, ma dipendo da te. Sei la mia droga.
Dipendo sia fisicamente che mentalmente da te. Cosa devo fare? Mi
farai impazzire, prima o poi. Voglio liberarmi di te, ma non voglio
liberarmi di te
. Sono confusa
Lasciami,
non lasciarmi
Vattene,
non
andartene
Sai cosa ti dico? Vai al diavolo
ma portami
con te
Maledettamente Io
Scorre il sangue sul pavimento
Da dove viene tutto quel sangue?
Da me
gocce di sangue cadono dai miei occhi e vanno a depositarsi
sulle bianche ed immacolate piastrelle marmoree. Sto sporcando il
pulito, sto profanando la purezza
Non è colpa mia
Tento
in ogni modo di fermare questo rosso pianto, ma è inutile
era tanto, troppo tempo che non mi lasciavo andare ad un pianto
liberatorio
La conseguenza è che, ora, le mie lacrime
non sono più le classiche goccioline d'acqua, bensì
purpureo plasma,
Il paradosso è che questo fenomeno non mi spaventa, anzi
ne
sono terribilmente, morbosamente affascinata.
Smetto improvvisamente di lacrimare. Stupida, debole, sciocca ragazzina.
Frignona. Quando imparerai a crescere? È il momento degli
insulti, ora. Insulti che rivolgo a me medesima.
Odio piangere. Lo reputo un segno di debolezza. Debolezza che, però,
riflettendo, purifica. Il pianto è catartico. Eppure mi vergogno
di questo atto e provo orrore di me stessa, quando mi abbandono
al caldo fluire delle lacrime.
Perché stavo piangendo?
È strano
ma non lo so. Senza motivo
una frignona,
ecco cosa sono. Non si piange senza motivo. Mai. Nessuno lo fa.
Ma io sì. Io sono diversa
forse sono pazza, non so.
Può essere. Tutti sono pazzi, in fondo. Trovami una persona
normale in questo folle, assurdo mondo
Trovamela. Trovata?
No, eh? Non esistono persone normali, così come non esiste
la normalità.
Dunque, se sono tutti folli, perché non posso esserlo anch'io?
Io piango senza motivo quanto mi pare.
Non ha senso, forse, ma tante cose nella vita mancano di significato.
Ho pianto, è vero. E senza un valido motivo, per giunta.
Sono una debole di merda, anche se mi atteggio a dura. Questa mia
apparente corazza sembra abilitare la gente ad attaccarmi. Purtroppo,
tale corazza non è poi così valida
talvolta i
colpi riescono a scalfirla. Nonostante questa difesa, sono piena
di ferite. Dovrò mettere qualche cerotto.
Perché ho pianto? Boh. Che brutta risposta boh. Però,
davvero, non lo so. Solo perché era troppo tempo che non
lo facevo, forse. Avevo quasi disimparato
avevo bisogno di
piangere per tutte le volte che mi sono negata questo diritto. Volevo
sentirmi viva. E umana.
Odio piangere, ma è l'unica situazione che mi fa sentire
sia viva che umana. Ho dovuto.
Sono stufa di sentirmi cattiva
basta. Quella parte sta cominciando
a stancarmi. Certo, fare la stronza ogni tanto mi diverte
ma
anche gli stronzi, talvolta, stanno male. Anche gli stronzi si sentono
vittime. Anche gli stronzi piangono. Anche gli stronzi amano.
Io amo?
No
io non ho mai amato nessuno se non, forse, me stessa.
Che persona orrenda sono. Mi ripugno. I miei pensieri mi ripugnano.
Provo repulsione per tutto ciò che mi concerne. Eppure, mi
amo. Mi adoro. Mi idolatro, persino.
E nonostante io voglia davvero cambiare, diventare una persona migliore,
non cambierò mai. Non tenterò nemmeno minimamente
di mutare la mia persona. E non mi giustifico con l'infantile affermazione
"io sono così e basta". Solo i bambini dicono così.
La verità è che a me PIACE essere come sono. Mi faccio
schifo, sì
eppure mi piaccio. Mi odio, ma mi amo. Amo
e odio le mie contraddizioni, le mie debolezze, il mio cinismo,
il mio sarcasmo, ma mia cattiveria, la mia forza e la mia disarmante
fragilità.
Alla fine, pensandoci, non sono poi un mostro. Sono anche tanto
dolce. Tanto insicura. Ogni tanto sono gentile, disponibile, comprensiva.
Un angelo, talvolta. Per poi il giorno dopo tramutarmi nuovamente
nella stronza di turno.
Sono umana.
Sbaglio. Imparo. Mi correggo. Mi complico la vita in maniera incredibile,
quando potrei tranquillamente vivermela e basta, senza troppe giravolte.
Non lo so
piccolo diavolo
Lucifero tornerà mai in Paradiso?
VOGLIO
L'erba voglio non cresce neanche nel giardino del re. Ma io voglio
tante, troppe cose. Fra cui, te. Ti voglio. Ti desidero, ti bramo.
Voglio farti mio, voglio essere tua. Voglio quello che non ho mai
voluto da nessuno e voglio che tu mi faccia quello che non ho mai
permesso a nessuno di farmi. Voglio che tu sia il primo in tutto
(o quasi
). Voglio, voglio, voglio
viziami, dammi tutto
quello che una giovane donna può desiderare. Dammi la lussuria,
la cupidigia, fammi conoscere l'estasi
mandami in orbita, fammi
esplorare quei luoghi che mai nessuno mi ha fatto esplorare
strappami
l'innocenza, un'innocenza che comincia a farsi troppo ingombrante
e che, quindi, non voglio più. Cogli quel fiore così
bianco, così puro, che nessuno finora ha mai osato sottrarmi.
Coglilo, abbi il coraggio, ma non lasciarlo morire. Nutrilo, dissetalo,
come certamente tu sai fare. Fallo crescere, questo immaturo fiore
dell'amore e rendilo forte, robusto, immortale. Solo tu puoi farlo.
Ho scelto te
sei tu l'eletto. Voglio te, come esecutore di
questo compito, solo te. Voglio te e nessun altro. Solo te.
INNOCENZA E PAURA
Persa in un mondo a lei sconosciuto, la giovane donna si chiedeva
se mai ne sarebbe uscita, o se avesse dovuto abitarvi per sempre.
Quel mondo le era assolutamente ignoto e lei si sentiva una straniera.
Sapeva che, prima o poi, anche per lei sarebbe giunto il momento
di esplorarlo. Anzi,
aveva desiderato e aspettato che il fatidico
momento giungesse da molto tempo
ma ora che tale evento stava
per verificarsi, lei aveva paura. Paura di cambiare, di non essere
più quella di prima, paura di perdere la propria unicità,
di diventare come tutti gli altri. La paura dell'ignoto è
un sentimento che tutti provano. Attrazione e paura. E la fanciulla
aveva paura di fare quel salto nell'ignoto, di trasformarsi da bruco
a farfalla. Ma le farfalle sono più belle, più gioiose
e più felici dei bruchi
La ragazza lo capirà.
Aspetterà ancora, finché non si sentirà sicura,
ma alla fine lo capirà. E, allora, salterà, diventerà
farfalla, sbatterà le ali e non avrà paura di volare.
Volare le piacerà tantissimo e vorrà farlo ancora
e ancora, fino a che la novità diventerà abitudine
e volare non sarà più un giocondo piacere, bensì
il normale corso della natura. A quel punto, la paura sarà
solo un lontano ricordo
L'ignoto sarà diventato fin
troppo noto e sarà entrato a far parte della banale quotidianità.
E la giovane donna sarà diventata vecchia.
Dopo un periodo di morte, eccomi: sono risorta. Non
sono cambiata, non sono diversa da prima. Non importa. Ciò
che importa è che IO SONO.
Tutto gira come un vortice attorno a me.
Mi sento in trappola.
Eppure non succede niente.
Se almeno succedesse qualcosa
Sono pazza?
Ma cos'è la pazzia?
Chi,
nel proprio intimo,
non è almeno in bassa percentuale
folle?
Solo chi non è pazzo,
può definirsi veramente tale.
La paura di essere l'unica
mi affligge.
Se almeno avessi la certezza
Che questo mio vagellare
Non fosse completamente anormale,
sarei più pacifica.
Ma non ci sono certezze.
Ho paura.
Paura che dei pensieri,
in fin dei conti normali,
possano trasformarsi in
insanabili, incontrollabili
manie.
Che possano trasformarsi in
un indomabile
toro selvaggio.
Brindiamo.
Che io possa
Trovare
La
Serenità.
Mentre studiavo storia, mi si sono formulate in testa tremila e
forse più domande.
Perché, con tutta la gente che vive su questo nostro pianeta,
tali domande abbiano scelto proprio la mia testolina come nido,
non lo so proprio.
Eppure eccole qui, a covare tremila e forse più dubbi che
si schiuderanno in me esattamente come uova di gallina in un pollaio.
Mi guardo in giro e vedo tante cose che mi lasciano un attimino
sconcertata.
Soprattutto , mi lascia inebetita la voglia di colpire, di ferire
insita in alcune persone, che esse mascherano con il nome di sincerità.
Si può essere sinceri anche senza massacrare il prossimo,
io penso.
Ma chi sono io per giudicare gli stronzi?
Io sono la prima nella lista degli stronzi.
Io ho un brutto carattere?
Mi sa di sì.
Com'era essere bambini?
Io non me lo ricordo più.
Devo trovare la forza per dimenticarti.
Mano nella mano, andare avanti.
Procedere insieme verso l'ignoto.
Attraversare orizzonti, mari.
Scrutare attoniti paesaggi sconfinati.
Meravigliarsi per qualsiasi banalità, gioire per un nulla.
Sognare in sincronia. Ridere, piangere, emozionarsi.
Sempre insieme. Sempre io e te, tu ed io.
Insieme.
Sarebbe bello.
Carnevale.
Maschere. Allegria fatta coriandoli.
Stelle filate. Frittelle, crostoli.
Bambini, carri, risate.
Finirà, mi ripeto. Finirà questa tortura.
Una tempesta interiore ha preso vita dentro di me.
Pace non trovo. Mi torturo, nella speranza che il dolore fisico
mi distragga da quello mentale. Cosa mi succede? Ho paura. Forse
deliro, forse sto impazzendo. Lasciami stare, vattene. Disperata
ricerca di equilibrio interiore.
La neve cade. Fiocchi bianchi raddolciscono il mio
nero spirito. Mi piace, la neve.
In questo mondo dell'apparire, non c'è spazio
per l'essere.
In questo mondo di perfezione, non c'è posto per l'imperfezione.
In questo mondo, dove vige il culto del bello, il brutto non ha
senso di esistere.
Questo mondo non è fatto per persone come me.
Il suicidio? Il manifestarsi di una morbosa attrazione
verso la morte, verso l'ignoto.
Una foglia. Io mi sento come una foglia in autunno.
Una foglia che quindi sa cosa l'aspetta: cadere. Dovrà cadere
e, a terra, senza ormai più vita, seccherà. Sarà
calpestata da piedi noncuranti, senza che nessuno se ne accorga
o ne sia interessato. Dimenticata da tutti, finché, piano
o velocemente, si ridurrà in briciole.
Una foglia che sa cosa l'aspetta ha paura? O si arrende al suo inevitabile
destino? Si lascia cadere o cerca di rimanere aggrappata al ramo
fino all'ultimo? Ma a cosa serve lottare se il tempo, inesorabile
con tutti i suoi mezzi, agirà affinché il fato si
compia?
Lottare? Aggrapparsi alla vita sorretti da un solo stelo? Oppure
abbandonarsi e lasciarsi cadere a capofitto?
Cosa fa una foglia?
ELISA
Elisa sognava. Sognava di andarsene, di scappare dal suo piccolo,
soffocante paesino di provincia. Sognava la metropoli, il successo,
i soldi, un uomo bellissimo al suo fianco. Sognava di volare, di
essere un uccellino che sorvolasse con leggiadria il mondo, guardandolo
per una volta dall'alto. Sognava di essere una principessa, sognava
un cavallo bianco con in groppa un principe azzurro. Sognava di
essere uno scoiattolo, di potersi arrampicare con destrezza sugli
alberi più belli e più alti del mondo, per poi scivolare
a terra altrettanto destramente. Elisa sognava. Sognava tanto e
tante belle cose. Ma alla fine si risvegliava sempre.
IO E TE
Io e te ci somigliamo molto, nella nostra diversità.
RIFLESSIONI DAL NIENTE
Oggi è una di quelle giornate in cui non mi va di fare niente.
In più, sto male e non riesco a pensare ad alcunché
di sensato.
Ho freddo. I brividi mi percorrono dentro e fuori.
Cosa penseresti di me, guardandomi adesso, vedendomi sopraffatta
dalla noia? Cosa mi diresti ora, vedendomi assolutamente priva di
verve?
Non mi hai mai vista piangere. Per dire la verità, pochi
hanno potuto vedere i miei occhi impregnati di lacrime, pochi hanno
visto le mie guance rigate di pianto. Ho sempre voluto fare la forte,
colei che non cede mai, colei che neanche nelle situazioni più
estreme si lascia sfuggire un singhiozzo.
Io non sono così. Non sono forte come voglio ostentarmi.
Faccio la dura, ma sono estremamente fragile, emotivamente instabile.
Piango molto, non credere di no. Piango molto, quando sono da sola.
Quando sono sicura che nessuno possa vedermi, né sentirmi.
Non voglio che qualcuno mi compatisca. Non voglio che qualcuno percepisca
il mio lato debole. Voglio tenerlo nascosto, questo lato, lasciarlo
sfogare solo nei momenti di solitudine. Forse sarebbe bello che
qualcuno mi abbracciasse, in questi momenti, che qualcuno mi consolasse.
Ma io sono rigida e orgogliosa. Presuntuosamente, voglio convincermi
di non avere bisogno dell'aiuto né della comprensione di
nessuno.
Dunque, preferisco piangere da sola. Ora, in preda alla febbre,
avrei tanta voglia di piangere. Ma mia madre è appena entrata
in camera mia con le prugne. Non è tempo di piangere. È
tempo di cagare.
ECCOTI DI NUOVO
Oh, no. Eccoti di nuovo. Tu fai così: scompari, riappari
a tuo piacimento.
Eccoti di nuovo, a scombussolarmi il cervello.
Eccoti di nuovo, a mescolarmi le viscere dell'anima, ad accendermi
in petto una sensazione straziante, lacerante.
Eccoti di nuovo, a rendermi disgustata di me stessa.
Eccoti di nuovo, a ridurmi ad odiare il mondo, a rendermi malinconica
e noiosa.
Eccoti di nuovo, a farmi versare lacrime fino a ieri represse, distruggendo
così la mia maschera di persona forte, di ragazza che non
piange mai.
Eccoti di nuovo, di nuovo tu, a far nascere in me la sensazione
di essere sporca.
Di nuovo, eccoti a ridere di me, eccoti ad umiliarmi, a sbeffeggiarmi,
ad infangarmi.
Eccoti di nuovo, a farmi rimuginare sui grandi perché della
vita, a farmi impazzire perché non trovo risposte soddisfacenti.
Eccoti di nuovo, a interrogarmi sul senso della mia esistenza.
Eccoti di nuovo, eccoti che, ancora una volta, riesci a farmi sentire
un esserino piccolo, inutile, di fronte al grande mistero della
vita.
Ma ecco, ecco che di nuovo, come arrivasti, te ne vai.
Ecco che mi lasci sola con tutte le voragini incolmabili che hai
aperto dentro di me.
Fai sempre così. Arrivi, danneggi, te ne vai. Non so perché,
non so nulla di te.
Un giorno mi piacerebbe almeno sapere chi o che cosa tu sia.
IPOCRITA IO?
Non sono io che penso queste cose. Io ho solo detto ciò che
pensa di te la gente ad altra gente. La gente pensa che tu sia una
gran puttana. Non è colpa mia. Sì, è vero che
sono andata a dire a mezzo mondo ciò che la gente pensa di
te, ma cosa centra? Dici che non lo dovevo dire a mezzo mondo, ma
a te direttamente. Ma tu lo sai benissimo da sola ciò che
la gente pensa di te, senza bisogno che te lo venga a dire io. La
gente mormora. Tu dici che la gente sia stronza. Sì, è
vero. La gente è stronza. Anch'io lo sono. Sì: terribilmente,
inguaribilmente stronza. Ma tu ti sei mai chieste perché
la gente sia stronza? Perché mormori? La gente mormora perché
c'è qualcuno che le permette di mormorare. Mormora perché
le piace farlo, è nella sua natura. E se c'è qualcuno
che permette ciò, beh, siamo a cavallo. Tu permetti alla
gente di essere stronza. Non è colpa mia, lo capisci? Io
sono solo l'impassibile cronista dei fatti. Io sono colei che riporta,
ma bada: riporta, non diffonde, le voci che corrono alla massa che
sospetta ma non sa. Quindi, perché te la prendi con me? Non
sono io che penso quelle cose. Vuoi sapere ciò che penso
io? Cosa importa ciò che penso io? Lo vuoi sapere davvero?
Penso che tu
beh, lo ammetto: anch'io penso che tu sia una
puttana. Ma non lo dico in giro. Cioè
io dico di te
quello che dicono gli altri, e non ciò che penso io di te.
Tu dirai: "Il risultato non cambia; sia per te che per gli
altri sono una puttana". Già, solo che io non dico di
pensarlo. Io dico ciò che pensano gli altri, non ciò
che penso io. E se i pensieri coincidono, che colpa ne ho io?
La gente mormora, io non mormoro. Io riporto i mormorii della gente
ad altra gente.
Sembra uguale, ma non lo è.
Hai presente i giornalisti? Quando raccolgono le opinioni della
gente su un dato fatto? A volte la loro opinione e quella degli
intervistati coincidono. Comunque loro hanno riportato gli altrui
pensieri e non imposto i propri. Ecco. Io sono una siffatta giornalista.
E anche se il mio pensiero coincide con quello dei più, io
rimango insindacabilmente una giornalista che non esprime il proprio
pensiero, ma si limita a riportare i fatti.
INFLUENZA NOTTURNA
Silenzio. Buio tutt'intorno. Ho la febbre. Sono stesa nel letto,
tento di dormire, ma non serve a nulla. Raffreddore, tosse. Influenza
di merda. Non ho mai sofferto d'insonnia. Solitamente, appoggio
la testa sul cuscino e ronfo fino al fatidico suono di sveglia.
Ma il mal di testa, il naso chiuso e la gola infiammata mi impediscono
di chiudere occhio. Vorrei alzarmi, fare un giro notturno per la
casa, ma dormono tutti: ho paura di svegliarli. Me ne resto a letto,
a fissare l'oscurità. Fuori piove. Cazzo, se fossi sana,
questa sarebbe la condizione ideale per dormire: la pioggia mi ha
sempre conciliato parecchio, come una ninnananna. Sono le 02.00.
cosa faccio? Domani avrò le occhiaie fino ai piedi. Chissene,
in fondo domani non mi schioderò di casa. Però sono
stufa di rigirarmi tra le lenzuola. Ho un caldo boia. Mi tolgo le
coperte e, ma vaffanculo, ora muoio dal freddo. Legge di Murphy
del cavolo. Il più silenziosamente possibile, mi alzo e prendo
il lettore. Dentro ci sono i Queen, l'album è "the game".
Ascolto la voce inimitabile di Freddy. Adoro la sua voce, come adoro
quella di Kurt. Cioè, non nello stesso modo. Ma le adoro
entrambe. Freddy e Kurt. Così diversi, così simili.
È buio, ma sento che James Dean, o meglio, la sua foto, mi
sta fissando. James è il mio mito, il mio idolo. Lo ammiro
in tutte le sue sfaccettature, mi identifico in lui quasi completamente.
Kurt Cobain mi ricorda vagamente James Dean. Ma James era James,
e Kurt era Kurt. E Freddy? Freddy era Freddy. Mentre faccio tutti
questi paragoni, Mercury canta a pieni polmoni
"EVERYBODY
PLAY THE GAME OF LOVE". Tutti quanti giocano al gioco dell'amore.
Tutti, tranne me. Tutti, tr
ETCIU'! cazzo, dov'è il
fazzoletto? COFF, COFF, COFF. Oh, eccolo. La testa
miii, se
brucia! Quegli accidenti di fumenti all'olio 31 che mia madre mi
ha obbligato a fare, sono assurdamente inutili. Senza contare che
mi fanno pure schifo, e mi bruciano agli occhi. Chissà come
sta L., in questo momento
cosa c'entra lui, ora? Smettila
di pensare a quell'impotente, ti prego! Ma perché impotente,
poi? Mica hai mai sperimentato. Vabbè. AHWN. The king of
love. Coff, coff. RRRRRRRRRONF. Buona notte.
Ospedale. 10/10/03. ore 14.03. Tentato suicidio. Paziente
X in coma
Sorella Morte è venuta a trovarmi. Mi ha detto che è
stufa di essere continuamente invocata da me. Mi ha detto che lei
non è una puttana, che lei non si vende a nessuno. Che decide
lei come e quando appartenere ad una persona, e che nessuno la può
corrompere. Ha detto che cloro che si suicidano sono stupidi, se
credono di morire prima del tempo, che in realtà lei aveva
già deciso che se li sarebbe presi proprio nel momento del
loro suicidio. Se non si fossero suicidati in quel dato momento,
lei sarebbe comunque giunta da loro proprio in quel dato momento,
anche se per vie diverse. Quindi, mi ha detto, è inutile
che io continui a chiamarla, perché sarà lei e solo
lei a decidere quando farmi sua. Ha detto che se non la smetto subito,
lei sarà tanto stronza da prendermi proprio nell'unico momento
in cui non la starò desiderando, nell'unico momento in cui
sarò felice. Ha concluso dicendo che la vita finisce presto,
che prima o poi muoiono tutti. Dunque, ha aggiunto, devo cercare
di vivere al meglio, perché è la mia sola occasione
per farlo, e quando sarò morta forse rimpiangerò di
non aver vissuto degnamente. Ha detto che, da morta, potrei desiderare
la vita come ora desidero Lei, con la differenza che, se ora posso
sperare di morire, poi non potrò sperare di tornare a vivere.
Ha detto così. Poi è scomparsa.
Ospedale. 10/10/03. Ore 16.07. paziente X , tentato suicidio. Uscita
dal coma
PENSIERI IN CORRIERA
Seduta in corriera, guardo annoiata dal finestrino. Vedo gente,
tanta gente. Gente che cammina sul marciapiede, gente che contempla
le vetrine dei negozi, gente seduta al volante di un'auto. Gente
triste, gente felice, gente single o felicemente impegnata. Gente
stralunata, gente sicura. Gente tranquilla, agitata, frettolosa,
ritardataria, puntuale. Gente vecchia, giovane, matura, puerile.
Fuori dal finestrino vedo scorrere tante piccole, grandi vite. Mi
rendo conto che non entrerò in contatto con nessuna di loro.
E' una cosa normale, no? E' perfettamente normale che io non possa
interagire con queste migliaia di personcine che vedo scorrermi
davanti agli occhi ogni giorno, durante i miei due viaggi quotidiani.
E' normale. Perché allora mi rende triste?
Voglio un biglietto per l'Inferno. Datemi un biglietto per l'Inferno.
Oggi è la giornata del Nulla.
Chissà, chissà
Non mi piace sentirmi ipocrita.
E se avessi bisogno solo di un po' di sesso?
PER F.
Mi dispiace se ti ho fatta soffrire. Ti chiedo scusa sinceramente.
Sono umana e gli esseri umani sbagliano. Mi auguro tu possa essere
felice e che la smetta di degradarti e rovinarti con le tue mani.
Sai, vederti mi fa male, perché vedere cambiare una persona
in peggio, mi ha sempre depresso molto. Ma che diritto ho io di
giudicarti? Io, proprio io che ti ho fatto così male? Assolutamente
nessuno. Purtroppo è più forte di me dispensare consigli
anche a persone che dovrebbero starmi totalmente indifferente e
a cui io dovrei stare altrettanto indifferente, se non peggio(ammesso
che esista qualcosa peggiore dell'indifferenza). Sai, anche se non
sembra, sono sensibile. Quando vedo una persona cambiare, piango
sempre una lacrima immaginaria di gioia, se è cambiata in
meglio, di tristezza, se è cambiata in peggio. Tu rientri
nella seconda categoria. Ma basta, sono affari tuoi, non miei. Non
sono assolutamente affari miei. Ma che cazzo me ne frega in fondo,
di cosa fai e di come ti rovini? Arrangiati, distruggiti pure, non
mi tange. Discorsi vani, stupidi e puerili.
Mi dispiace. Sì, perché forse avrei potuto cambiare
le cose, ma non l'ho fatto. Ho lasciato correre, come un treno a
cui avrei potuto tirare il freno a mano e che invece ho lasciato
deragliare. Drastica? Forse. Lo sai che ho avuto sempre questa tendenza
del cavolo di sopravvalutarmi, o al contrario di sottovalutarmi.
Però una vocina mi dice che se io non ti avessi trattata
così
ma vaffanculo, se mi fossi comportata diversamente
sarei stata un'ipocrita del cavolo. Forse tu saresti stata meglio,
ma a rimetterci stavolta sarei stata io. Cosa ti devo dire ancora?
Per dispiacermi, mi dispiace. Ma le cose ormai sono andate così,
a me non rimane altro che salutarti e augurarti quelle cose che
si augurano di solito. Ultima cosa: apri gli occhi. Stai attenta.
Basta.
CHI E' KURT COBAIN?
"Chi è Kurt Cobain?"
"COME chi è Kurt Cobain?!"
"Beh
"
"Ma è il leader dei Nirvana, ovviamente! Anzi, sarebbe
più corretto dire era, visto che si è suicidato circa
dieci anni fa!"
"Ah, è morto
"
"MA CAZZO! Non sai proprio niente! I Nirvana, dico, i Nirvana,
mica un gruppetto qualunque
Kurt Cobain, voglio dire, non
un Nick Carter qualsiasi! E TU
non dirmi che non hai neanche
mai sentito una loro canzone!"
"Beh, magari sì, ma non so che è loro
"
"Accidenti a te! Non puoi continuare a vivere ignorando l'esistenza
di altra musica oltre a quella merda commerciale che senti sempre
tu! Te lo presto io, un cd dei Nirvana, se tu non sai chi siano!"
"Grazie
"
"Perché non si può assolutamente non conoscere
canzoni come Lithium, o Come as you are", per non parlare di
"
"Ok, ok, ho capito
Dammi questo cd!"
"Oh, brava! E butta nel cesso i tuoi BackStreet Boys del cazzo!"
E di punto in bianco, mi ritrovavo sola, con questo cd di sconosciuti
in mano. Presi il lettore, inserii il cd e mi si aprì un
nuovo mondo.
PER L., UN PERDUTO AMICO
Giuro: farei di tutto per riavere la sua amicizia. Lo farei, ma
non lo faccio. Perché? Perché non riesco a riavvicinarmi
a lui, a dirgli quanto mi manca essere sua amica, ridere con lui,
prenderlo e farmi prendere in giro, far finta di piangere per fargli
fare il buffone, farlo sentire in colpa con le mie battute acide,
farlo arrabbiare con insinuazioni viperine, fare la lotta con lui
anche se siamo cresciuti(pur sapendo che a prenderle alla fine sarò
io), fare a gara a chi è il più lento a mangiare le
Pringles, il più veloce a mangiare il budino, dirgli che
è uno stronzo e che non lo voglio più vedere per poi
chiedergli subito dopo scusa,
mio Dio! Perché non ci
riesco? È vero siamo cresciuti, da quattro anni non abbiamo
vere conversazioni, se non qualche sporadico saluto e qualche altrettanto
sporadico scambio di battute, ma
non riesco a togliermi di
dosso la sua mancanza. Com'è che ci siamo persi di vista?
Perché? Ero convinta che la nostra amicizia sarebbe durata
per sempre, perché così non è stato? Cosa devo
fare per farlo tornare?
Perché, perché, perché?
Che brutto. Eravamo così amici, una volta, ed ora non ci
parliamo quasi più. Sai, mi fa male questa situazione, mi
fa male dover fingere di non provare più nessun tipo di sentimento
per te. Mi fa male vederti cambiare quotidianamente, senza poter
prendere nemmeno un po' parte alle tue mutazioni. Vorrei poterti
raccontare di questo magone che mi stringe lo stomaco, ma
capiresti? No, ho paura fraintenderesti. Non sono innamorata di
te. Lo sono stata da bambina, è vero, ma i bambini non sanno
cos'è l'amore. So solo che senza la tua gioiosa presenza,
alla mia vita manca qualcosa di fondamentale. Ma dove mai potrò
trovare un altro uguale a te? Uno che mi faccia ridere, piangere,
arrabbiare, imprecare, vaneggiare, ammalare, guarire, sognare,
No. Non esiste nessuno che ti assomigli neppure lontanamente. Tu
sei unico, veramente.
Ma sono solo io che ti penso, o anche tu ogni tanto pensi a me?
Cosa rappresento io per te? Per me tu rappresenti Tutto. Tutto ciò
che ho perso e non potrò mai più ritrovare. A meno
che non accada un miracolo. Ma chi ci crede più, ai miracoli?
E tu, che credevi ai fantasmi, ai miracoli ci credi? Spero di sì.
Almeno tu non smettere di credere ai miracoli.
Ti voglio bene, te ne vorrò sempre, anche se tu non lo saprai
mai.
Ogni tanto la mia mente contorta mi preoccupa. È
da un po' che penso farei meglio a farmi controllare da uno psichiatra.
Ma gli psichiatri costano un mucchio di soldi. E io tutti quei soldi
per pagare un coglione che sicuramente mi direbbe ovvietà,
non li ho, ne' se li avessi vorrei spenderli in tal proposito. Dunque?
Devo rimanermene sola con la mia follia? Ma, sinceramente, cos'ho
di anormale, io? Niente, dai. Sono solo un po' paranoica, e ogni
tanto chiedo alla morte con un gran sorriso se per favore viene
a prendermi. Poi torno in me e capisco che le mie paranoie sono
campate al vento e che forse a diciassette anni non dovrei sorridere
così spesso alla morte. Io queste cose le so. E so che sarebbero
le stesse cose che mi direbbero non solo gli psichiatri, ma qualsiasi
persona con un po' di buonsenso.
A volte non riesco a mettere a freno le mie emozioni. A volte risulto
inopportuna e offensiva, a volte ferisco la gente. A volte mi sento
cattiva. Eppure a volte mi sento anche terribilmente vulnerabile
ed indifesa. Ma cosa sono io? Come sono io? Non so darmi una risposta.
Come sono classificabile? Ma poi, sono classificabile? Come mi vedono
gli altri? Spero non mi vedano in un modo solo. Spero che
no, di sicuro più di qualcuno ha un'idea sbagliata di me.
Come i miei amici. Loro mi conoscono in un modo che non mi rappresenta
completamente. E gli Altri? Come mi vedono? Penso che anche loro
abbiano un'idea piuttosto erronea della mia persona.
Io non sono ne' stronza e cinica come mi vedono alcuni, ne' pacifica
e tranquilla come mi vedono altri, ne' ancora sempre allegra e scherzosa.
Io sono una via di mezzo, credo. Un po' bastarda, un po' con la
testa altrove, un po' ridanciana
ma anche buona, concentrata,
triste. Ma non so esattamente neanch'io cosa sono. Come sono. Perché
sono. Per quanto tempo sarò. Oh, accidenti!
Mi piacerebbe essere un po' più consapevole di ciò
che sono e di ciò che faccio.
Mi piacerebbe essere
non lo so, sto vaneggiando, devo studiare
storia.
INFERNO
L'inferno, l'unico inferno esistente, si trova sulla Terra. Basta
che ti guardi intorno per convenire che quanto dico corrisponde
a realtà. Uomini che guerreggiano tra loro in nome di falsi
ideali, bambini che muoiono di fame ogni giorno, vecchi in ospizio,
malati in ospedale che guardano la luna dietro i vetri di una finestra.
Persone che uccidono e muoiono per amore, altre che rimangono sole
tutta la vita aspettando che questo fatidico sentimento faccia parte
di loro. La vita quotidiana, la cosiddetta routine, essa stessa
è un inferno. Mai niente di nuovo, aspettare tutto il giorno
che dal cielo piombi qualche novità.
Già, è la vita ad essere un inferno. Non potrei capacitarmi
che dopo aver scontato questa terribile pena, mi aspettasse un'altra
peggiore.
IL PRIMO BACIO
Non fu magico come aveva sempre sognato, il suo primo bacio. Fu
dato tanto per dare; più per il fatto che aveva sedici anni
e non vedeva l'ora di togliersi di dosso l'etichetta di <mai
stata baciata>, che per altro. Anzi: inizialmente aveva anche
tentato di opporsi. Lui, in fondo, non le piaceva affatto. Ma proprio
per niente. Quando lui le si avvicinò con la bocca a ventosa,
lei scostò la testa. "Non esiste", pensava dentro
di sé, "che io baci questo rospo". Poi pensò
che effettivamente neanche lei era esattamente miss mondo
e girò nuovamente la testa verso di lui, che, come una calamita,
si appiccicò alle sue labbra. Labbra che erano drammaticamente
serrate! Non ci riusciva. Non ci riusciva proprio. Non poteva, non
voleva aprirle, non avrebbe permesso alla sua lingua di entrarle
in gola. Lui invece non pareva avere esitazioni: le aveva riempito
di saliva le labbra chiuse, non nascondendo la delusione di non
averle trovate aperte
La guardò attraverso i suoi enormi occhiali. A lei veniva
da piangere, ma in un certo senso sentiva di avere un dovere nei
suoi confronti. Lo prese per il colletto e lo baciò. Stavolta
veramente. Era una sensazione strana, forzata. Baciatolo, aprì
la portiera della macchina e fuggì via, di corsa. Non lo
avrebbe mai più rivisto. Lo odiava. Arrivò a casa
e si guardò allo specchio. Era un mostro. Solo un mostro
avrebbe potuto baciare un altro mostro. Non pianse. Si sentiva completamente
vuota. Il primo bacio è una cosa che dovrebbe essere la più
bella o la più brutta della vita. Per lei non era stato ne'
bello, ne' brutto. Era stato solo il manifestarsi di un altro sintomo
della sua ormai radicata indifferenza. Niente. Non aveva provato
niente. Era questo niente, non il bacio, che le faceva schifo. Il
bacio in sé, appunto, le era indifferente.
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