[recensione] Arctic Monkeys - Whatever People Say I Am, That's
What I'm Not (2005)
Inizia il 2006. Ma le tendenze non cambiano. La tendenza non cambia.
Non sono bastati Bloc Party, Maximo Park, Futureheads, Bravery,
Rakes, Kaiser Chiefs e i vari imitatori. Il pensiero unico dei media
ha un nuovo nome in serbo. La "next big thing" del momento
è il quartetto degli ARCTIC MONKEYS. Età media: diciannove
anni. Che, a quanto si dice, si distinguono per almeno due motivi.
Sono venuti fuori grazie ad un passaparola nel web che sa molto
di telefilm e che ha reso il loro blog uno dei siti più visitati
d'Inghilterra. L'altro motivo è una maggiore vicinanza, rispetto
ai suddetti, a suggestioni 60s e 70s.
Entrando nel merito di questo album dal titolo volutamente irriverente
che non poteva non fare breccia tra i baby ribelli scazzati, WHATEVER
PEOPLE SAY I AM, THAT'S WHAT I'M NOT ("Qualunque cosa la gente
dica di me, è ciò che non sono"), non può
mancare il singolone di (s)lancio. "I bet you look good on
the dancefloor" che inizia con un giro incalzante per sfociare
in una cantilena rock'n'roll di quelle che acchiappano. Il ritornello
è effettivamente di quelli che piacciono. Buona la personalità.
Stesso discorso valido per il brano che segue, "The view from
the afternoon", riff furbi e coretti giustapposti. Batteria
sempliciotta, ma efficace. Stop'n'go che possono lasciare a bocca
aperta solo chi si ciba di musica uscita negli ultimi due anni.
Altra rielaborazione del minestrone Strokes (che però aveva
dato frutti meno acerbi) è "Fake tales of San Francisco".
Ruvida e movimentata quanto basta. Talvolta apprezzabilmente veloci
negli intenti, perdono tutto con una frenesia confusionaria, da
chi ha voglia di dimostrare tutto e subito, ed equalizzazioni troppo
pulite e lineari che plastificano l'accompagnamento. Promettente,
per lo meno anagraficamente, questo Alex Turner, voce e chitarra,
il personaggio cool del momento, ma niente di più.
Bisognerebbe cancellare decenni di musica per apprezzare a pieno
una "Dancing shoes" che ammicca alla wave inquinandola
con troppi e incontrollati riff. Nel capitolo degli illustri paragoni
si tirano in ballo persino gli Stooges, ma Iggy Pop e compagni,
a diciannove anni, avevano se non altro più barba (per usare
un eufemismo). Ma non è questione di barba o meno, anche
perché gli stravolgenti (loro sì) Stooges muovevano
i loro primi passi (quando forse i genitori di questi ragazzi di
Sheffield non erano neanche diciannovenni) presentando un genere
nuovo. Questa invece, a quasi quarant'anni di distanza, sebbene
si gridi da più parti al miracolo, non aggiunge nulla al
già arido panorama attuale.
Passando in rassegna "You probably couldn't it" e "Still
take you home" è impossibile non pensare ai Clash. Senza
con ciò proporre improbabili raffronti, che in questi giorni
si sprecano incredibilmente su diverse riviste specializzate. Anche
perché credo che il leggendario Joe Strummer già a
undici anni avesse, quanto meno, una coscienza politica più
matura. Lui probabilmente già guardava al Nicaragua, loro
si limitano a sbraitare contro gli sbirri che danno noie ad un amico
sbronzo, nel lento "Riot van", melanconica variazione
che però finisce per inceppare il ritmo dell'ascolto. Quanto
le altre due ballate. La nostalgica "When the sun goes down",
video già da alta rotazione, e la più frizzante "Mardy
Bum" che non si discosta da quanto espresso dai vari Libertines
ed eredi. Sempre in materia di paragoni illustri mi piacerebbe chiedere
a Morrissey quale delle sue canzoni userebbe per insultare gli esperti
che accostano tali pezzi agli Smiths.
Le scimmie artiche se la cavano tuttavia molto meglio quando sfidano
(o, più adeguatamente, scimmiottano) i Franz Ferdinand, in
"Red lights indicates doors are secured" o rivelano un'energia
figlia del brit (finalmente) in "Perhaps vampires is a bit
strong but
". Siete tutti dei vampiri, ci urlano. E vi
sbagliate. Siete sicuri?
Tracklist
1 The View From The Afternoon
2 I Bet You Look Good on the Dancefloor
3 Fake Tales Of San Francisco
4 Dancing Shoes
5 You Probabily Couldn't See for the Lights but...
6 Still Take You Home
7 Riot Van
8 Red Light Indicates Doors Are Secured
9 Mardy Bum
10 Perhaps Vampires Is A Bit Strong
11 Whem The Sun Goes Down
12 From The Ritz To The Rubble
13 A Certain Romance
- Sito Ufficiale
Arctic Monkeys
piero m., 08/02/06
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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