Devendra Banhart - Cripple Crow nuovo new last ultimo cd album
[recensione] Devendra Banhart - Cripple Crow (2005)
Devendra Banhart è un personaggio decisamente anacronistico.
Un freakettone nostalgico e capellone nella migliore tradizione
di San Francisco, dalle tendenze pericolosamente hippie in stile
e look come dimostra l'eccentrica copertina di questo "CRIPPLE
CROW", tra "Sgt. Pepper" dei Beatles e "The
Hangman's Beautiful Daughter" dell'Incredible String Band.
Si presenta nel 2002, nel bel mezzo dell'esplosione del revival
rock, con un disco folk, a soli ventun'anni e, per di più,
con un'etichetta indipendente. Più che una semplice scommessa,
un indiscutibile talento. Il suo nome inizia a circolare nei soliti
circuiti underground, lui decide di strafare pubblicando, in meno
di un anno, due album per trentadue tracce complessive, due piccoli
capolavori che lo lanciano finalmente alla ribalta. Tre dischi fondamentalmente
simili per impostazione. Chitarra acustica al centro delle composizioni,
approccio lo-fi, arrangiamenti scarnificati per un timbro vocale
ideale punto di raccordo tra Marc Bolan e Nick Drake. Al quarto
disco la ricetta rischia di diventare monotona, Devendra ne intuisce
il rischio ed esce fuori con un album che lascia intravedere nuove
strade. Senza grossi stravolgimenti. Sebbene l'inizio lasci intravedere
il solito copione con "Now that I know", incantevole melodia
dove duetta mugolando con una viola appassionata e rievocativa.
Le prime sorprese arrivano con "Pensando enti" dove si
cimenta in uno strampalato canto spagnolo. E non è un caso
isolato come confermano "Quetate luna" che sembra estratta
da un documentario sulla rivoluzione cubana o "Luna de margarita"
ancora più sofferta nel suo violino disperato e narrativo.
Più o meno sugli stessi canoni di espressività delle
perle disseminate nei precedenti "Rejoicing the hands"
e "Niño Rojo" arrivano l'estasi rurale di "I
do dig a certain girl", l'allucinazione lisergica lunga un
minuto di "Dragonflies" e la coinvolgente colonna sonora
da falò notturno nella Sierra di "When they come".
E ancora il folk spettrale di "Lazy butterflies" più
che un omaggio alla generazione di Woodstock. Da brivido. Ma su
queste suggestioni folk da comune hippie, prevalgono gli episodi
meno acustici e più compositi. Il piano malinconico che apre
la toccante "Hear somebody say" sembra uscito fuori da
"After the gold rush" di Neil Young che si riconferma
un altro evidente punto di riferimento. La west coast diventa l'imprevedibile
sfondo di un beat irriverente sull'origine dei propri figli. "Chinese
children".
Squilibrato ed autoironico diventa esilarante in "The Beatles"
introdotta da uno slogan inequivocabile: Paul McCartney and Ringo
Starr are the only Beatles in the world". Il timbro nasale
e malizioso di Devendra si esalta nei bizzarri soul (nei coretti
vintage) caraibici (nelle percussioni) della bucolica "I feel
like a child" e dell'essenziale autoritratto"Long haired
child". Sempre in perfetta simbiosi con la natura nei suoi
testi visionari e confusi. "Some people ride the wave"
(C'è gente che cavalca l'onda) sembra invece il motto ideale
per questo cantastorie esistenzialista e sincero che vive in un
mondo tutto suo, estraneo ad ogni logica attuale, convinto di essere
ancora negli anni Sessanta quando la musica poteva essere soltanto
impegno o passione.
Tracklist
1 Now That I Know
2 Santa Maria De Feira
3 Heard Somebody Say
4 Long Haired Child
5 Lazy Butterfly
6 Quetate Luna
7 Queen Bee
8 I Feel Just Like A Child
9 Some People Ride The Wave
10 The Beatles
11 Dragonflys
12 Cripple Crow
13 Inaniel
14 Hey Mama Wolf
15 How's About Tellin A Story
16 Chinese Children
17 Sawkill River
18 I Love That Man
19 Luna De Margarita
20 Korean Dogwood
21 Little Boys
22 Canela
- Sito
Ufficiale Devendra Banhart
piero m., 02/10/05
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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