[recensione] Belle And Sebastian - The Life Pursuit (2006)
Mentre l'ex violoncellista e voce Isobel Campbell pubblica il suo
secondo lavoro insieme a Mark Lanegan, il redivivo collettivo scozzese
torna sulla scena a tre anni di distanza dalla svolta di "Dear
catastrophe waitress". Prolifici come pochi, è il settimo
album in dieci anni di carriera, e affiancati da Tony Hoffer, produttore
tra i più influenti dell'ambito (Beck, Grandaddy, Supergrass,
Turin Brakes) continuano la loro personalissima evoluzione. Lo scarno
minimalismo degli albori che li aveva portati alla ribalta è
ormai un vecchio ricordo.
In linea con il precedente lavoro l'approccio lo-fi è definitivamente
lasciato alle spalle. Come dimostra subito il singolo apripista,
"Funny little frog", beatlesiana nella sua limpida malinconia,
anche se convince a pieno solo nell'ammaliante stacchetto tra fiati
confusi e sfibratissimi assoli di chitarra. Che ricorrono in più
fasi di questo "THE LIFE PURSUIT" (svago o inseguimento
della vita?). "Another sunny day", sincera dichiarazione
d'amore di un giovane in piena crisi esistenziale, svela inaspettate
suggestioni country-folk. Tra i due atti degli apostoli, "Act
of Apostle part.1" , storia dei tentativi di automiglioramento
di una corista, e "Act of Apostle part.2", la campagna
come rassicurante rifugio di una spiritualità messa a repentaglio
dalla cinica realtà cittadina, risulta più convincente
il primo, opening-track calda e rievocativa.
Il mondo degli ineffabili BELLE & SEBASTIAN è sempre
più variegato e multiforme. Si passa bruscamente dal soul
onirico di "Song for sunshine" al bizzarro funk molto
vintage di "We are the sleepyheads" passando per l'incalzante
glam bolaniano di "The blues are still blue" . Arrangiamenti
curati in maniera maniacale. Bassi incisivi e a tratti addirittura
prevalenti. Linee vocali vibranti. Il filo conduttore è sempre
la quotidianità, tra crisi e interrogativi angoscianti, come
da consuetudine, nascosti sapientemente dietro al velo di apparente
leggerezza che avvolge i brani. Storie di personaggi modesti. Fragili
e insicuri. Sensibili, ma imponenti dinanzi al flusso degli eventi
da cui sono ineluttabilmente sovrastati.
Come in "White collar boy", sconvolgente ad un primo ascolto
per via della controversa ritmica disco introduttiva e per i synth
oltremodo patinati immersi in divertiti falsetti. Tra Beach Boys
e Fiery Furnaces. Oppure in "Sukie in the graveyard",
la ragazzina che amava bazzicare per il cimitero del suo villaggio.
Anche se in questo caso l'atmosfera è molto più vicina
agli episodi più movimentati della band di Glasgow. Sonorità
più caratteristiche, piano disperato e voce rassegnata da
risposta scozzese a Morrissey, riecheggiano, per la gioia dei vecchi
fan, nella soffusa "Dress up in you", malinconico sfogo
di un giovane provato da infiniti rimpianti, quanto nella pacata
conclusiva "Mornington Crescent".
Stuart Murdoch e compagni si rinnovano e, al di là delle
contaminazioni più o meno discutibili o apprezzabili che
divideranno inevitabilmente gli ascoltatori, ci offrono ancora una
volta degli inimitabili sottofondi per grigi pomeriggi invernali.
Tracklist
1. Act Of The Apostle Part 1
2. Another Sunny Day
3. White Collar Boy
4. The Blues Are Still Blue
5. Dress Up In You
6. Sukie In The Graveyard
7. We Are The Sleepyheads
8. Song For Sunshine
9. Funny Little Frog
10. To Be Myself Completely
11. Act Of The Apostle Part 2
12. For The Price Of A Cup Of Tea
13. Mornington Crescent
- Sito
Ufficiale Belle and Sebastian
piero m., 08/02/06
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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