[recensione] Fish Of April - Violet Pharmacy (2007)
[etichetta: Seahorse
Recording]
Fish Of April - Violet Pharmacy
La recentemente prolifica Seahorse Recordings di Paolo Messere,
l'ex-Ulan Bator che si sta consolidando come uno dei produttori
di riferimento della scena indie italiana, lancia un nuovo esordiente.
Dietro l'acronimo piuttosto catchy, FISH OF APRIL (tra le altre
cose, con promozione e distribuzione a partire da marzo-aprile)
si nasconde un personaggio alquanto enigmatico. Tale Alessio Pinto.
Giornalista campano, (regione da cui l'etichetta proviene e attinge
senza riserve), musicista e songwriter, nonché appassionato
di cavalli come si intuisce dalla copertina dai toni, a dirla tutta,
tra l'onirico e il cavalleresco.
Ma, bando alle ciance, questo "VIOLET PHARMACY" evidenzia
la propensione del progetto per suoni cari a quelle band che diedero
una sferzata dark alla complessa eredità-punk di fine anni
settanta. Con un evidente tentativo di rielaborarlo entro i dettami
stilistici (composizione, equalizzazioni, arrangiamenti ed effetti)
cari agli anni 90, caratteristica per altro evidente in tutte le
recenti produzioni di Messere che più si accostavano ad allusioni
revival.
Così "Distant way" finisce per dare l'idea di Beck
che reinterpreta i Joy Division, "Ancus Martius" e "Ian
Hangar" un paradossale ma efficace ponte tra Bauhaus e Alice
in Chains. Atmosfere torbide, chitarre sporche e distorte, ritmiche
ipnotiche e alienanti. La voce, per rendere l'idea, un punto di
raccordo tra Curtis e Murphy, appunto, e Richard Butler. I nostalgici
appassionati di Wire, Swans e derivati non potranno che apprezzare
(o snobisticamente criticare sdegnati per le somiglianze) la decadente
"Namid grey" o la crepuscolare "Extraordinarie".
Le tastiere emergono spettrali e solenni. Fino a diventare centrali,
addirittura, in pieno clima New Order nella più "solare"
"Desert quiet" in cui da un romantico giro di chitarra
si dipana un elegante tappeto di loop e fugaci rumori di fondo.
I momenti che lasciano trapelare nei tenebri bozzetti metropolitani
disegnati da Pinto degli estemporanei e leggeri barlumi di luce
però non mancano. Nei nervosi sfoghi tra garage e lo-fi,
un po' Yo La Tengo un po' Pavement, di "Electrolocutionist"
e "Balabiot". Con una malinconia meno rassegnata in "Gentlewave".
Molto meglio quando le atmosfere più sommesse esprimono con
tutta la loro violenza quello spleen congenito ai "maledetti"
degli anni 80, da Ian Curtis ad Adrian Borland dei The Sound. Su
tutte "Lautarj" uno di quei canti notturni sospinti da
penetranti giri di basso percorsi da chitarre radenti alla Cure.
Con tanto di violino disperato che si dissolve solitario nel finale.
In fin dei conti, nonostante i palesi punti di riferimento, Fish
Of April colpisce per personalità e consapevolezza dei propri
mezzi. Se questa promettente personalità corrisponderà
a un maggior coraggio nell'inserire elementi originali che comunque
non ne sconvolgano atmosfere e sonorità, sicuramente si tornerà
a sentir parlare di lui.
Tracklist
01. Distant way
02. Ancus martius
03. Extraordinarie
04. Ian Hungar
05. Desert quiet
06. Namid grey
07. Falbrav
08. Lautarj
09. Electrocutionist
10. Gentlewave
11. Rockmaster
12. Balabiot
- http://www.myspace.com/fishofapril
- Sito
Ufficiale Seahorse Recording
piero m., 16/05/07
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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