[recensione] Marlene Kuntz - Bianco Sporco (2005)
Solita prolungata e spasmodica attesa quando i Marlene Kuntz annunciano
la pubblicazione di un album. Unattesa stuzzicata dallarguta
idea di promuovere questo sesto lavoro in studio con un sito a tema
che ne ha svelato giorno dopo giorno segreti e anticipazioni.
Non pochi gli elementi di curiosità.
Laddio di Dan Solo che ha gettato la spugna per incomprensioni
legate al percorso musicale della band.
Larrivo di Gianni Maroccolo (collaborazione per ora circoscritta
a registrazione e tour di presentazione), bassista degli allora
CSI, maestro e mentore che li aveva portati alla ribalta dei riflettori
nazionali producendone lincredibile capolavoro desordio.
La scelta di autoprodursi per la prima volta in carriera anche se
in realtà non mancano le collaborazioni di lusso, quella
rinnovata con Rob Ellis, (uno dei produttori di SENZA PESO e storico
poliedrico partner musicale di PJ Harvey) qui agli arrangiamenti
e quella tutta da scoprire con Victor Van Vugt (tra i credits in
diversi lavori di Nick Cave) al mixer.
Per concludere il preambolo basta la significativa ed enigmatica
presentazione.
Questo disco è bianco perché bianchi come fantasmi
sono i personaggi dei testi. Questo disco è bianco sporco
perché il loro lenzuolo non è immacolato.
E questo disco è bianco perché è assenza di
colori e sua somma, nascita, rinascita, morte, purezza, innocenza,
silenzio, rivelazione, illuminazioni. Ed è bianco sporco
perché tutto ciò è vero sino a un certo punto.
In fine questo disco è bianco perché celebra il pudore.
E quando lo fa spudoratamente... si sporca.
Per chi dopo tale presentazione avesse le idee meno chiare, basti
mettere sù Mondo cattivo (Sai è proprio
angusto il nostro mondo affollato di equivoci) . Spiazzante lamento
quasi a cappella in una cantilena eterea. Sovrapposizioni e intrecci
vocali, poi arrivano i cambi di tempo tra chitarre aggrovigliate
e contorte. Controtempi eccezionali nel finale. Tra corde stoppate
e un basso tetro si materializza A chi succhia (Non
cè volontà di comprendere e questo corrompe
la società). Vena melodica sorprendente di Cristiano. Frutto
del songwriting notturno dal quale sono nati molti dei brani raccolti
nel disco? Chissà. Un altro finale in crescendo sognante
quasi quanto le vecchie atmosfere. Sugli stessi canoni si plasma
la delicatezza elegante di Il solitario(Porta il suo
sguardo negli accessi a cosa non si sa e li pervade di fascino)
ma unimprevedibile sferzata che qualche disco fa sarebbe stata
volgarmente definita noise ne corrode la solennità.
Un unico magma di chitarre, archi (John Maida e Eszter Nagypal rispettivamente
violino e violoncello dellOrchestra di Piazza Vittorio) e
tastiere per un effetto elegante ed orchestrale che accomuna tutti
i pezzi del lavoro più lirico mai realizzato dai Marlene.
Arriva poi ad allentare la tensione la più accessibile ed
immediata, ma non meno intinta di malinconia, di Bellezza(Noi
cerchiamo la bellezza ovunque) che apre la strada al brano in assoluto
più originale e completo, Poeti (Amami quanto
vuoi, scintillerò di rime in fondo agli occhi tuoi). Unandatura
sempre orchestrale dal ritmo travolgente. Un inconsueto liquido
sintetizzatore in vortici chitarristici ubriacanti.
Finalmente arrivano gli spettri. Le suggestioni immaginifiche della
simbolica città desolante disegnata nellAmen,
ispirata dallaltrettanto simbolico dramma esistenziale del
Don Chisciotte di Cervantes (In sella a un vuoto fatale, negli occhi
unombra ferale, il guitto dellanima va in giro per la
città). Unincedere carico di pathos, la voce di Godano
di unespressività toccante, un violoncello lancinante,
violini cupi testimoni del dramma che si manifesta nellagghiacciante
esplosione centrale. Urla strozzate in gola. Il tempo è scandito
come in una danza macabra fino alleffimero rassicurante rallentamento
e il rassegnato duetto finale con la chitarra di Riccardo.
Di tuttaltro tenore il dandismo liberatorio di Il sorriso
(E ora so chera la primavera dai mille fiori dei suoi modi
amabili). Fugace. Illusorio. Si ritorna infatti subito nelle tenebre
con la torbidaLinganno (Te ne andasti come fumo
in fosforescenti spire). Nebbia. Chitarre sofferte, basso tuonante,
sinistri controcori inseriti tra le due fughe, ad inizio
e conclusione del brano.
Ancora malinconia e rimpianti in La lira di Narciso
(Un anno di narcisi e solitudine specchiandomi nella mia finitudine)
con un intermezzo duettato tra labbagliante trasognata celesta
di Rob Ellis e il parlato di Cristiano. Commovente.
E Gadda invece lispiratore primo de La cognizione
del dolore (E più grande di ogni colpa avrà
inviolabile sovranità su chi non potrà mai vivere
felice, mai). Prepotente apertura con voci sempre più sovrapposte,
subentra poi un lirismo quasi barocco dallintermezzo al finale
in crescendo con lunico assolo vero e proprio dellintero
album. Dei vecchi Marlene cè proprio poco ma leffetto
è tuttaltro che spiacevole.
Poi però arriva a sorpresa, non li si sentiva da tempo così
secchi, graffianti e aggressivi, il furore in vecchio stile di Nel
peggio (Desser carcassa per marcescente ormeggio saccorse
con assai dolente stupore) dove si avverte laffiatamento tra
allievi e maestro. Trascinante. Ha il sapore dei periodi in cui
si cercava di onorare il vile e di uccidere la paranoia. Laccelerazione
è di quelle esplosive e rumorose che solo loro in Italia
riuscivano, e riescono tuttora dal vivo, ad offrire con la classe
che li contraddistingue. Finisce con il lamento del tormentato spettro
finale. Un turbine emozionale che chiude alla grande il film di
BIANCO SPORCO.
E effettivamente il disco più cinematografico mai realizzato
dalla band cuneese, pieno di eccezionali intuizioni melodiche. Viscerale.
Ambizioso. Elegante. I Marlene Kuntz si reinventano ancora una volta
un copione diverso da tutti i precedenti senza allontanarsi dalla
peculiare accoppiata di empatiche suggestioni sonore e poetica dalto
spessore.
Tracklist
- MONDO CATTIVO
- A CHI SUCCHIA
- IL SOLITARIO
- BELLEZZA
- POETI
- AMEN
- IL SORRISO
- L'INGANNO
- LA LIRA DI NARCISO
- LA COGNIZIONE DEL DOLORE
- DERIVA FINTA
- Recensione
di 'S-Low' (2006)
- Intervista
ai Marlene Kuntz (2003)
- Sito Ufficiale
Marlene Kuntz
piero m., 15/03/05
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
Indice
delle news | Indice
delle recensioni | Indice
delle interviste
|