[recensione] Melomane - Glaciers (2006)
Melomane - Glaciers
A vedere la copertina, fiabesca e innocua, colori pastello, una
coppia di simpatici orsacchiotti siamesi alati, tre uccelli bianchi
come la neve che banchettano beati, non ti immagini che una band
del genere possa venire da New York. Poi però ci vedi quel
fucile imbracciato dall'orsacchiotto più pulp e magari qualche
dubbio ti viene. Da un punto di vista prettamente musicale, però,
tutto si può dire dei Melomane tranne che abbiano assorbito
i tratti caratteristici del loro borough, né la rabbia dei
Type O Negative, né lo spirito black del rap o di band quali
Tv On The Radio né tantomeno lo scanzonato gusto nostalgico
per gli anni d'oro della new wave rintracciabile nei Clap Your Hands
Say Yeah. Il terzo disco della band di Brooklyn (per chi non avesse
ancora colto il borough di riferimento) si mantiene sulle atmosfere
lievi e midtempo dei due acerbi precedenti, "Resolvo"
e "Solresol".
La loro proposta musicale è fondamentalmente un pop molto
orchestrale, tra l'iperprodotto e il superarrangiato (non a caso
suonano in otto pur avendo una formazione più o meno consona
a cinque componenti), tra synth, violino, violoncello, pianoforte
e fiati, in netta controtendenza rispetto ai recenti filoni indie-pop
che guardano piuttosto al folk e all'elettronica. Brani molto curati,
orecchiabili, suoni levigati. I Beatles sono ovviamente un punto
di riferimento fondamentale (e torna alla mente il dubbio sulla
loro reale provenienza), ma non mancano gli accostamenti con band
contemporanee.
Autocompiacenti e pomposi alla stregua dei Pulp più magniloquenti
ed eccessivi nella crepuscolare "Open invitation" quanto
in "The ballot is the bullet". In "Thin ice"
invece si avverte la tendenza ad anestetizzare l'ascoltatore con
ritmiche cadenzate e rallentate, che inevitabilmente richiamano
alla mente i Low. "Hilarious" ha il fascino delle ballad
di professionisti del genere, su tutti i Wilco e i Decemberists.
La voce del carismatico leader Pierre de Gaillande, espressiva e
malinconica, dà il suo meglio nella cinematografica "Axxidentally"
(pensate ai Calexico che rifanno i Ween) e nella rilassata "The
little man's castle", anch'essa dal gusto puramente british.
Per i meno resistenti, per fortuna, non mancano i momenti più
movimentati da risposta statunitense ai Belle & Sebastian, la
vivace "Unfriendly skies" che però si differenzia
dalle tipiche venature della storica band scozzese per un assolo
e un giro di basso piuttosto 70's. Le chitarre distorte arrivano
nel bizzarro country-blues di "This is skyhorse", colorato
da variopinti arrangiamenti alla maniera dei Flaming Lips. Ancora
più inconsueta la perversa "Kill kill kill" che
chiude l'album con manie prog alla dEUS, repentini cambi di tempo,
rallentamenti, voci campionate e inquietanti duetti di piano e voce
degni dei Fiery Furnaces. Coraggiosa.
Il talento è indiscusso, ma tra tante influenze e spunti
(da quanto avrete letto l'avrete certamente intuito), ai nuovi Melomane
manca quella capacità di trovare il mood che faccia da collante
e da filo conduttore tra i diversi brani. Dinanzi a tanta confusione,
riuscire a reggere i quasi cinquanta minuti di questo "GLACIERS"
senza skippare al pezzo successivo, è un'impresa per pochi
eletti.
Tracklist
1 Hilarious
2 Unfriendly Skies
3 Open Invitation
4 Nobody
5 The Little Man's Castles
6 This Is Skyhorse
7 The Ballot Is the Bullet
8 Axxidentally
9 Pistolla Di Colla
10 Thin Ice
11 Kill Kill Kill
- Sito Ufficiale
Melomane
- Sito
Ufficiale Vermillion Music
- Sito
Ufficiale Seahorse Recordings
Piero.M, 01/03/07
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione:
pieromk@virgilio.it)
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