Mogwai - Mr Beast nuovo new last ultimo cd album
[recensione] Mogwai - Mr Beast (2006)
Ci avevano lasciato con la "spensieratezza" (almeno nel
titolo) del validissimo "Happy songs for happy people",
in cui già si avvertivano incoraggianti segnali di rinnovamento
di uno stile che da un lato li aveva resi inconfondibili, dall'altro
spesso scontati e prevedibili. A tre anni di distanza, i capofila
della scena post-rock, ritornano finalmente con "MR.BEAST".
Chiacchieratissimo prima ancora dell'uscita nei negozi, in seguito
alle dichiarazioni dello storico produttore Alan McGee che l'ha
definito il miglior album al quale abbia mai collaborato dopo "Loveless"
dei My Bloody Valentine. Trovata pubblicitaria? Provocazione? Poco
importa perché, a quindici anni di distanza dal fondamentale
capolavoro shoegaze della band irlandese, le cose sono cambiate
e, pur non facendo gridare al miracolo, i Mogwai vengono fuori più
che degnamente con un album più complesso di quanto sembri.
Multiforme. Incisivo. Diverso dai quattro precedenti lp. Oscillando,
come d'abitudine, tra introspezione e fragore.
Nell'introduttiva "Auto rock" un piano caldo e avvolgente
accoglie tastiere alla Boards of Canada e rintocchi tribali che
sembrano esplodere finendo invece per svanire nel buio. Ma è
dal buio che si genera il mostro. Nelle sembianze di "Glasgow
MegaSnake", aperta da un giro di chitarra luciferino che innesca
un turbine strumentale da incubo. Un tunnel senza uscita di soli
tre minuti e mezzo (ma che sembra durare almeno il doppio) con le
chitarre heavy di Cummings e Burne che si contorcono fino a strozzarsi
tra spaventosi feedback e accelerazioni ritmiche sconvolgenti. Il
tutto diretto dalla batteria assatanata di Bulloch e da uno Stuart
Braithwaite ancora più posseduto. Guida del collettivo scozzese,
chitarra portante, ma anche voce (e vocoder). Una voce eterea, spaziale,
alienata (da vero shoegazer) nel delicato "post-folk"
di "Acid Food" prima, disperata ma graffiante poi, in
"Travel is dangerous", ammaliante, malinconica alternanza
di salite e cali di tensione scanditi dal preciso basso di Aitchison
che taglia le distorsioni.
"Team handed", chitarre evanescenti e piano (sempre centrale)
altamente rievocativo, è l'ideale ponte per uno dei brani
più meritevoli: "Friend of the night". Ancora il
piano, vellutato e notturno, è scosso da secchi controtempi,
eleganti effetti, struggenti echi ambient. Ottimi i Mogwai ambient,
tra avanguardia e glitch nella futuristica "I chose horses"
in cui non a caso si avvalgono della fruttuosa collaborazione del
vocalist giapponese Tetsuya Fukagawa che parla e inquieta, sebbene
provenga da un gruppo hardcore. Tornano, invece, centrali le chitarre,
facendoci rivivere in parte atmosfere dell'insuperabile "Young
team" di ormai quasi dieci anni fa, nella sofferta, trattenuta
"Emergency trap"(l'unica che sa di già sentito)
e nella più classica (per struttura arpeggio>crescendo>esplosione>arpeggio)
"Folk death 95".
Ma la novità c'è. E non da poco. Non si superano mai
i sei minuti. Ed è una novità non da poco che allontana
il quintetto di Glasgow dai rigidi canoni post-rock di dilatazione
e minutaggi sinfonici delle loro inarrestabili (e interminabili)
cavalcate rendendo l'ascolto più accessibile e meno dispersivo.
Chiude, sempre entro i sei minuti, la summa del lavoro. Inizio stridente
e sognante tra Sigur Rós e Godspeed You!Black Emperor, arpeggio
propiziatorio e inevitabile tempesta rumorosa. Il sestetto maledetto
di Glasgow anestetizza e risucchia l'ascoltatore in un rassicurante
stato di alienazione. "We're no here".
Tracklist
Auto Rock
Glasgow Mega Snake
Acid Food
Travel Is Dangerous
Team Handed
Friend Of The Night
Emergency Trap
Folk Death 95
I Chose Horses
We're No Here
- Sito Ufficiale
Mogwai
piero m., 19/03/06
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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