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[recensione] Radiohead - Hail to the Thief (2003)



 

Radiohead - Hail to the Thief


Immaginatevi un paesaggio crepuscolare in cui tutto ciò che vedete ha l’aria di essere surreale come spesso accade in sogno. E’ questa l’immagine che subito rapisce la mente ascoltando “Hail to the Thief”; la psichedelica di Yorke & co. è formata da numeri, lettere, parole apparentemente contrastanti, sottotitoli, effetti analogici, sintetizzatori, feedback di ogni sorta e tanto altro ancora. E’ questo tutto ciò che rende i Radiohead una tra le band più significative della scena musicale contemporanea. L’elettronica insegue la poesia e il passo verso l’ incomprensione di dischi come “Kid A” o “Amnesiac” è breve se si perde anche per un attimo il filo del discorso nel corso dell’ascolto. Centinaia di interpretazioni sono state date al songwriting dei Radiohead ma ciò che rende incomprensibile ed affascinante lo stile di Tom Yorke è proprio il suo genio, che, (usando un’ossimoro) nell’inconsistente pragmaticità della musica trova infinito spazio grazie allo sconfinato mare della sperimentazione in cui da qualche anno Yorke sta navigando. E’ proprio la dimensione onirica quella che emerge già dalle prime note di “2+2=5” e che ondeggia in ogni traccia passando per il pianoforte della splendida ballata dal titolo “Sail to the moon” e soffermandosi sul trip hop di “Backdrifts” o anche ricordando, a tratti, i fasti di “Ok Computer” negli avvolgenti riff di “Go to sleep”.
“Hail to the Thief” non è un album politico, come ha smentito lo stesso Yorke, spiegando l’origine del titolo riferito alle parole di saluto di qualche parlamentare dell’opposizione americana che salutava la nomina a presidente degli stati uniti di George W. Bush (“Salute al ladro!”). Ma l’unica politica dei Radiohead è rappresentata dal voler infrangere ogni regola di mercato e ogni schema legato alla musica e il risultato è talmente azzeccato che anche il pubblico si è diviso in due, ovvero, chi li ama e chi li odia. Niente mezze misure, niente compromessi, e l’azzardo stilistico continua; le note di “We suck young blood” rimandano a ballate dark di lontana memoria, così come il singolo “There There” che, accompagnato da un’inquietante video, ha presentato qualche mese fa questo splendido disco al grande pubblico. Tirando le somme “Hail to the thief” è l’ennesimo passo avanti nella sperimentazione della band, questa volta rappresentato da brani, più semplici (si fa per dire) da ascoltare rispetto allo stile di “Kid A”, che fondono la bellezza di “Ok Computer” con lo spericolato sound di “Amnesiac”. Quattordici tracce che lasciano ancora una volta tramortiti grazie all’inquietante malinconia e ai suoni ancestrali di indefinibile provenienza. Ogni album dei Radiohead è preceduto da una spasmodica attesa e tutto questo ricorda molto da vicino l’aura che distingueva i Pink Floyd. L’unico interrogativo che ci si può porre ora è: quale sarà la prossima prodezza targata Radiohead?




Tracklist:
1. 2+2=5
2. Sit Down, Stand Up
3. Sail To The Moon
4. Backdrifts
5. Go To The Sleep
6. Where I End And You Begin
7. We Suck Young Blood
8. The Gloaming
9. There There
10. I Will
11. A Punchup At A Wedding
12. Myxomatosis
13. Scatterbrain
14. A Wolf At The Door


- Recensione di 'In Rainbows' (2007)
- Recensione di "Amnesiac" (2001)
- Sito Ufficiale

Soundtrack, 24/12/03


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