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[recensione] Renoir - Verso Vega



"Il secondo album... è sempre il più difficile nella carriera di un artista". Eh già, Caparezza docet. E' una frase che ormai ci ha nauseato da quanto è stata sentita e risentita, ma è oltremodo vera. E "Verso Vega", il nuovo e secondo cd dei Renoir (band composta da quattro ragazzi veneti…che in teoria non avrebbero bisogno di grandi presentazioni…visto che hanno già all'attivo un cd, un videoclip su All Music e numerose partecipazioni nelle radio, sulle riviste e in tv) ne è l'ulteriore dimostrazione. Per me è arduo recensire questo cd, spiego subito il motivo: perché ho amato troppo "Ovunquealmeno", il loro primo lavoro (del 2002). Sarò sincera..avevo paura. Temevo di rimanere delusa..sapevo di essere stata decisamente troppo coinvolta dalle canzoni del primo cd, ero cosciente che fa parte del mio carattere crearmi delle aspettative verso ciò che amo particolarmente. Poi il momento è arrivato. E "Verso Vega", il secondo parto dei Renoir, si è concluso..assistito non più dalla Urlo Music, società discografica per la quale era uscito "Ovunquealmeno", bensì in collaborazione con la Jestrai, etichetta conosciuta, oltre che per le band con cui collabora (massì, facciamo i nomi: Verdena, Karnea, Moltheni, ecc), per la sua fondatrice, la "mamma dei Verdena" (di Luca e Alberto).

Considerato autonomamente, "Verso Vega" è un bel cd: rock melodico italiano fresco e suonato ottimamente, contaminazioni musicali in qua e in là, testi interessanti. Il problema comincia a sorgere quando si fanno i paragoni con il primo cd. Allora emerge ciò che manca, ciò che poteva essere e non è, ciò che aveva la possibilità di diventare e non è diventato. Quello che mi aveva colpito dei Renoir fin dall'inizio era stata la loro capacità di creare in me emozioni…di filtrarle direttamente dalle note, senza intermediari. Era un rock non particolarmente aggressivo, ma ad ogni modo deciso, incalzante, potente. Non era una questione di ritmica: "Ovunquealmeno" conteneva pezzi sia veloci che lenti, trovava spazio sia per il punk che per il grunge , per il pop-rock e per l'elettronica alla Subsonica. Era certo un po' disomogeneo ma i pezzi che lo componevano trovavano il loro minimo comun denominatore nell'intensità. In "Verso Vega" la carica rock ed emozionale del gruppo si è notevolmente affievolita. E' tutto molto ovattato, limato, il loro sound ha perso molta della potenza di un paio di anni fa. Certo..il tempo non passa invano e molti aspetti sono migliorati. In primis la tecnica, decisamente più perfezionata..poi le voci: quella di Paolo è ora molto più matura, sicura tanto da rischiare un' esistenza camaleontica (mi ha stupito, in questo senso, il suo modo di cantare nella parte iniziale di "Tempo Perso"..che è assimilabile a quello dei Prozac+ e il modo singolare di scandire le parole "sta colpendo" nella canzone dal titolo "Voglio Una Scossa"), ma quella che ha fatto più progressi è sicuramente la seconda voce di Fortu: ora più netta, determinata, ferma, è in grado di dare forma a cori particolarmente coinvolgenti. Gli arrangiamenti hanno subito un notevole salto di qualità e sicuramente "Verso Vega" risulta molto più organico e armonico di "Ovunquealmeno". Altra nota positiva del nuovo disco è l'elettronica, che in "Ovunquealmeno" aveva fatto capolino praticamente solo nella canzone "Insonnia Paranoica" e che ora invece campeggia un po' in tutte le canzoni, vedendo il suo culmine in "L'Ultima Sera", e in "Voglio una scossa" (dove tra l'altro la frase "voglio una scossa di musica libera" e il ritmo che accompagna la sua pronuncia ricordano non poco la frase "voglio una discoteca labirinto" di "Discoteca Labirinto", canzone nata dalla collaborazione tra Morgan dei Bluvertigo & Samuel dei Subsonica), le più ballabili del cd. Quasi tutte le 11 canzoni di "Verso Vega" si adagiano sul mid-tempo, e non mancano lente ballate accompagnate dal pianoforte, come la bellissima "Porpora" (secondo il mio parere la migliore del cd) e "Cotone".

E' innegabile che "Verso Vega" sia un prodotto ben confezionato e diligentemente curato. Ma è proprio in questa sua raffinatezza che risiede il suo tasto dolente. Se con "Ovunquealmeno" i Renoir a mio avviso spiccavano in maniera decisa nel panorama emergente italiano, si erano creati un piccolo varco.. una nicchia personale tra tutti i gruppi che propongono un indistinguibile e monotono rock melodico, con "Verso Vega", paradossalmente, pur affinandosi e perfezionandosi sono tornati indietro. Nel senso che non hanno più nulla di peculiare che li diversifichi rispetto a tanti altri gruppi italiani, e soprattutto riescono in maniera molto più esigua a creare emozioni con la loro musica, che risulta a tratti fredda.
Concludo con una considerazione personale che forse riusciranno a cogliere in pochi, visto che si riferisce a una canzone del primo album… ma della genuinità, della grezza imperfezione e della sconsiderata, acerba e folle energia di una canzone come "Chiodi Spezzati" sento proprio la mancanza.


Tracklist:
1. Uncle Sam
2. Solo Tempo
3. Innocente
4. Vega
5. L'Ultima Sera
6. Porpora
7. Voglio una scossa
8. La mia generazione
9. Non succede mai
10. Stigmate
11. Cotone


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- Recensione di Vega ep
- Intervista ai Renoir (2004)
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- Sito Ufficiale della Jestrai

ilaria, 19/02/04


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