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Shandon Sixtynine ultimo cd album new

[recensione] Shandon - Sixtynine (2004)




Sembra ieri quando Olly e compagni andavano in giro per locali su e giù per l'Italia a suonare i loro primi scanzonati successi come "Questo si chiama ska" o "Skaranoid". Ricordando quel periodo mi rendo conto che da allora sono passati esattamente 10 anni e, nonostante questo mia faccia sentire abbastanza vecchio, per gli Shandon il tempo sembra invece aver siglato una luminosa carriera fatta di concerti, stima e calore da parte del pubblico e tante soddisfazioni. Olly ha sempre dimostrato di avere un songwriting avvincente ma questa volta ha battuto sé stesso. "Sixtynine", ovvero il quinto disco della band lombarda, racchiude in sé tutta l'essenza dell'evoluzione che ha segnato il sound targato Shandon.

In questo disco c'è tutto, dall'anima ska ("Like I want") che non ha mai abbandonato lo stile della band, all'hardcore old school ("Drunk"), passando per la melodia del punkrock come in "Time" o "Deep" che svela anche risvolti emo. "F.D.P." apre il disco con un'atmosfera di tensione dark degna dello stile AFI pronta ad esplodere da un momento all'altro sulla distorsione del brano "Wrong way" anche se i toni non sono certo sostenuti ma anzi richiamano subito l'attenzione grazie all'orecchiabile melodia che ne scaturisce. Come in un sogno molto nitido l'intro di "I was a promise" può ingannare per i suoi violini che disegnano una melodia davvero onirica che però prorompe in un frenetico ritmo hardcore melodico in grande stile. E' presente un po' ovunque la dolcezza dell'organo moog proprio come quello che ha reso inconfondibile il sound dei Get Up Kids, e che rende i brani degli Shandon ancora più avvolgenti.

Il primo singolo estratto da "Sixtynine" è "Viola", brano cantato in italiano a differenza di tutto il resto del disco, ma che non stona tra le 13 tracce, anzi cattura l'attenzione grazie ad un ritornello azzeccatissimo e ad un testo non banale. Sono tanti gli episodi degni di nota presenti in "Sixtynine" così come le sfaccettature del songwriting come l'inizio in stile sudamericano di "Heaven in Hell" o il rock blueseggiante di "Startin' Line" o anche le ombreggiature metal di "From out of nowhere". "The choice" chiude il disco tra soffusi ritmi jazzati ed una melodia pop di grande impatto che poi esplode in una robusta ballata rock. "Sixtynine" è un disco diretto, schietto e coinvolgente che non può fare altro che continuare a dare lustro ad una band che in Italia seguita a collezionare sempre più proseliti.

Da segnalare è la versione deluxe del disco che contiene 4 brani aggiuntivi: "The scene" in perfetto stile hc melodico, "November" a metà tra punkrock e ska e "Revenge" in due versione di cui quella suonata solo con il pianoforte infrange una volta per tutte ogni possibile inquadratura della band in un unico genere e regala le più intense emozioni siano mai uscite da un disco degli Shandon.


Tracklist
1# F.D.P.
2# Wrong Way
3# It was a promise
4# Viola
5# Like I want
6# Deep
7# Heaven in hell
8# Drunk
9# Startin' line
10# Hunter
11# From out of Nowhere
12# Time
13# The choice

 

- Intervista agli Shandon del 09/05/2003
- Sito Ufficiale degli Shandon


Nicolò, 08/04/04


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