[recensione] Sonic Youth - Rather Ripped (2006)
Sonic Youth - Rather Ripped
Dopo oltre vent'anni di fatiche, e un'inumerabile serie di dischi,
progetti paralleli, raccolte di suite pseudoavanguardistiche, resta
poco di nuovo da dire sui Sonic Youth. La svolta, se di svolta si
può parlare è iniziata con "Murray Street".
Suono più pulito, tinte meno fosche, pezzi con strutture
più rassicuranti e "pop". Un percorso di non-ritorno
che rischiava di trovare nel meno riuscito "Sonic Nurse"
il vicolo cieco. Ma da newyorkesi doc non sono dei musicisti che
si fanno condizionare dal peso e dalla responsabilità di
essere una delle band più importanti dell'ultimo ventennio
e, pur senza l'importantissimo apporto del geniaccio Jim O'Rourke
tiratosi momentaneamente fuori per curare altri progetti, tornano
dopo soli due anni. Con proclami alquanto bizzarri "Questo
disco è stato influenzato dalle sonorità anni 70 e
in particolar modo dai Blue Oyster Cult" che poi per fortuna
non hanno trovato riscontri così evidenti.
Fondamentalmente leggero e rilassato questo "RATHER RIPPED",
come si intuisce dal trittico d'apertura. "Reena" è
una canzone a tutti gli effetti, bella per altro, e Kim Gordon,
ebbene sì, canta. Melodie immediate, poco cervellotiche.
Se la farfalla sempre meno ubriaca sembra una Patti Smith più
rassegnata e in pace con se stessa ("The neutral"), Thurston
arriva alla mezza età rievocando nei toni e nei modi il Neil
Young più pacato (lampante l'esempio della matura malinconia
di "Do you believe in rapture?"). Le chitarre più
distorte e dissonanti cercano di venir fuori, ma sembrano dei fantasmi
da esorcizzare. Mai sopra le righe, mai pesanti ed eccessive. Una
moderazione che accomuna i giovanilismi nostalgici di "Incenerate"
e "Sleepin'around", che sembrano degli outtakes di "Daydream
Nation" e "Goo" depurati delle perversioni più
noise, e in termini attuali, lo-fi. Se i feedback sono isolatissimi
e trascurati, le liquide progressioni in cui la batteria oscilla
tra accelerazioni e frenate tra chitarre che si contorcono senza
respiro, trascinando l'ascoltatore più sensibile in una dimensione
parallela, restano il loro inconfondibile marchio di fabbrica.
E' il loro sound. Inimitabile quanto vincolante. Si rischia il manierismo
e la fotocopia di se stessi, ma le mani virtuose di Ranaldo e Moore,
rendono interessante roba che, a dirla tutta, sa di già sentito,
su tutte la classica invettiva scazzata alla Gordon di "What
a waste" e "Jams run free" con quel finale mozzato
che lascia l'acquolina in bocca. Molti gli esercizi di stile, ma
il loro è uno stile che si presta bene anche al sottofondo.
Come la lunghissima introduzione strumentale, di "Pink Steam",
ideale sintesi tra Neil Young e no-wave.
Meno dissonanti. Meno dissacranti. Più gentili ed educati.
Ci si dovrebbe stupire del contrario francamente, da chi anagraficamente
è ineluttabilmente lontano dalla gioventù, sonica
o meno. Anche perché gli esiti non sono così negativi
quando arrivano fasi davvero ben riuscite. La stooges-iana "Rats",
noise-blues senza speranze cantato da Ranaldo, la leggiadra, sognante
"Turquoise boy" (che dimostra come da tre o quattro dischi
a questa parte il meglio stia nei brani più sommessi e meno
violenti) che ha un crescendo degno dei classici e una melodia tecnicamente
perfetta. In chiusura il brano meno consono e meno in linea con
le atmosfere di generale serenità. "Or". Ai confini
del dark. Le frustate di Steve Shelley sono un eco lontanissimo,
la decadente voce metropolitana di Thurston, che qui sì ha
qualcosa di anni 70, e più che ai Blue Oyster Cult è
facile pensare a Lou Reed, è occultata da un basso torbido.
Un finale inaspettato per un disco che non sorprende, ma si lascia
ascoltare senza grosse difficoltà. Basta non pensarci troppo
su, in fondo.
Tracklist
Reena
Incinerate
Do You Believe In Rapture?
Sleepin' Around
What A Waste
Jams Runs Free
Rats
Turquoise Boy
Lights Out
The Neutral
Pink Steam
Or
Helen Lundeberg (Bonus Track)
Eyeliner (Bonus Track)
- Recensione
di 'Sonic Nurse' (2004)
- Sito Ufficiale
Sonic Youth
piero m., 27/06/06
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