[recensione] Syme - Swing Swing (2005)
Syme - Swing Swing
L'onda di gruppi nordeuropei venuti alla ribalta con l'inizio del
nuovo millennio sembra davvero inarrestabile. Furono in parte i
Bel Canto quasi vent'anni fa a dimostrare come in Scandinavia non
si ascoltasse solo power metal e derivati. Un messaggio che non
è rimasto nel vuoto. Soffermandoci sugli ultimi tre-quattro
anni dalla Norvegia per fare tre nomi esemplari di tre stile dissimili,
sono venuti fuori i Royksopp, i Kings Of Convenience e Terje Nordgarden.
Non un genere predefinito, quanto piuttosto un approccio di fredda
inevitabile malinconia che è ormai un marchio di fabbrica.
Come le prime due band citate anche i SYME vengono da Bergen, la
città, insieme a Tromsoe, dalla scena underground più
attiva e variegata. Un'esperienza iniziata nel lontano 2002, per
un disco d'esordio che arriva tre anni dopo, e che riesce a entrare,
con fatica, nei circuiti europei, solo quest'anno, con la decisiva
collaborazione del noto ingegnere del suono Kjetil. Il titolo, piuttosto
vivace, SWING SWING sembrerebbe essere subito smentito dalla tenue
"Psychedelic heart", una sorta di remake di Amnesiac curato
dagli Okkervil River, non senza personalità specie negli
angoscianti rallentamenti da cui la melodia riprende forma più
struggente che mai ripiegandosi in un freddo panorama minimalista
di tastiere e echi.
Sulla stessa scia sembra incanalarsi "Letterbag" ma arriva
un violento scossone elettronico tra kraut e techno a modificare
in parte l'idea di disco che un po' avventatamente ci si era fatti.
E non è un episodio isolato. "Ad Kosmos!" crea
un'incredibile ponte tra Norvegia e la dissonante scena electro-ambient
nipponica per poi sfociare in cori inquietantemente Sigur Ros. Si
ha frequentemente una compenetrazione tra dilatazioni post-rock
tra Mogwai e Explosions In The Sky (avvicinandoli di molti alla
band post-rock danese di riferimento, gli Under Byen), e inserti
elettronici degni dei maestri Autechre/Aphex Twin. "Get forget".
Un mood da shoegazer che però è tradito da suoni mai
sporchi e ostinatamente limpidi, secchi e glaciali. Con Bjork (oltre
ai Radiohead) fermi punti di riferimento nelle linee melodiche cariche
di pathos del romanticismo polare di "Rocky Rocky mountains"
che esplode in quei geyser rumorosi ma non troppo in tutto e per
tutto cari ai Sigur Ros. Ma i loop rendono il tutto meno scontato
e, anche se finiscono per guastare l'ottima propensione dei Syme
ad atmosfere solenni e rarefatte. "Krdish" li avvicina
inaspettatamente alla wave. Per rendere l'idea pensate a Thom Yorke
che fa la spola tra Copenhagen e New York a cavallo tra gli anni
70 e gli anni 80.
Da segnalare infine l'interessante video annesso come bonus nel
cd della "pop" Planetarium".
Tante idee anche se forse manca un filo conduttore nel cocktail
di influenze e spunti, ma i buoni presupposti ci sono tutti. Visto
che a Bergen piove sempre, chiudersi un po' di tempo in più
in studio per limare e omogeneizzare il prossimo disco potrebbe
essere una buona idea.
Tracklist
1 Psychedelic heart
2 Letterbag
3 Greenhouse
4 Get & Forget
5 Rocky Rocky Mountains
6 Krdish
7 Ad Kosmos!
8 Map Map Map
[bonus video: Planetarium]
- Sito Ufficiale Syme
- Sito Ufficiale
Karisma Records
Piero M., 15/12/06
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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