[recensione] Vivianne Viveur - The art of arranging flowers (2007)
[etichetta: Seahorse
Recording]
Vivianne Viveur - The art of arranging flowers
Mentre noi continuiamo a discutere delle solite band, dei barlumi
di rinascita o di evoluzione rintracciabili in album mediocri, con
implicito autoconvincimento e la somministrazione di ripetuti ascolti
coatti, band valide e promettenti sono costrette a cercare fortuna
all'estero. Oppure, come il gruppo in questione, devono cercare
in Inghilterra riconoscimenti, classificandosi tra le 10 migliori
band inglesi - loro che sono campani - nell'ultima edizione del
concorso internazionale per artisti emergenti "Emergenza Music Festival".
E aspettare il terzo lavoro per riuscire, a fatica, a diffondere
il proprio nome, nel controverso ambiente indipendente italiano,
grazie alla Seahorse Recordings che sta diventando l'ancora di salvataggio
per chi discosta dalle tendenze indie che più "vanno" in Italia
(e che spesso, meno funzionano all'estero). Con una proposta musicale
meno immediata, distante dalle solite influenze dei soliti nomi
del panorama alternative italiano.
Nel caso dei Vivianne Viveur prevale una propensione per la wave
più cupa e oscura della prima metà degli anni 80 (indizio già intuibile
nella copertina dai toni a dir poco gotici), "Swansong" ha la visceralità
aggressiva di Siouxsie Sioux, nella voce quanto nelle vertiginose
accelerazioni dei suoi Banshees, la disincantata "Venus" ne preserva
la teatralità melodrammatica, "Elisa and the bad moon" le linee
melodiche nevrotiche e spigolose. Ciò che si nota, semmai è la contaminazione
o, per meglio dire, il riadattamento dell'accompagnamento in chiave
anni 90, con arrangiamenti avvolgenti e compositi, ai limiti dell'iper-produzione
tra Blonde Redhead e Stereolab, come in "Doll" o "Angel grave" in
cui l'inquietudine di fondo si sfoga in continui cambi di tempo
più che nel tono delle melodie.
I risultati migliori si hanno però, per intensità e originalità,
quando le suggestioni cupe e umbratili trovano sfogo senza compromessi
e vie di mezzo, richiamando i perversi drammi esistenziali in musica
di maestri del calibro dei Bauhaus o dei Cure di "Pornography" e
"Faith", su tutte "Virgin" e "Princess", con le chitarre che si
rincorrono, distorte e desolate, aggressive e contorte, negli epici
paesaggi disegnati dalle tastiere che emergono qua e là, spettrali
e moribonde. Nascoste dall'espressionismo vocale della frontman
(la chiamerei per nome se figurassero dei credits meno oscuri) una
sorta di punto di incontro tra le acrobazie vocali di Elizabeth
Fraser dei Cocteau Twins, le venature gothic di Lydia Lunch ("The
art of arranging flower", la titletrack) e Jane Jarboe degli Swans
(che ricorrono inevitabilmente nella spettrale "Summer in hell").
Il tutto condito con accompagnamenti tra Talk Talk e post-rock vero
e proprio, in un accostamento di stili a dir poco inconsueto, che
di fatto poi rappresenta la chiave dell'originalità della formula
del trio campano. E' un lavoro ancora acerbo che ha tutti i limiti
degli esordi in LP, ma aspettare un altro lavoro in studio per sentirne
parlare definitivamente anche in Italia sarebbe quanto meno un'ingiustizia.
Tracklist
1. A Night Belongs To The Flower
2. Swansong
3. Venus
4. Doll
5. Angel Grave
6. Virgin
7. Princess
8. Summer In Hell
9. Verlaine
10. Elise And The Bad Moon
11. Trembling
12. The Art Of Arranging Flowers
- Recensione di 'Rain Feelings' (2010)
- http://www.myspace.com/vivianneviveur
- Sito
Ufficiale Seahorse Recording
piero m., 24/04/07
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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