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[recensione] Wipers - is this real?




Se mai il termine “punk” ha avuto un senso, lo si deve ad artisti come Greg Sage. La sua concezione di musica come forma d’arte totalmente slegata dalle ferree regole del music business ha portato i suoi Wipers ad essere una realtà del tutto aliena alle logiche di mercato, precludendosi volontariamente ogni speranza di (meritatissima) visibilità ma guadagnando una coerenza inattaccabile che tuttora rende la sua musica un devoto culto per pochi. Vero e proprio artigiano del disco (il giovane Greg era solito trascorrere ore nello studio del padre –fonico professionista– a fabbricare, nel vero senso della parola, dischi-compilation per gli amici, questo ancora prima di aver imparato a suonare uno strumento), il piano iniziale di Sage era pubblicare 15 album in dieci anni senza mai apparire al pubblico tramite concerti, foto, interviste o qualsiasi tipo di dovere promozionale. Delle radicali intenzioni iniziali rimase la ferrea volontà di autoprodursi sempre e comunque, azione che rese (e tuttora rende) i dischi dei Wipers di difficilissima reperibilità (ma sul sito ufficiale della band si può richiedere l’intera discografia in cd-r), sfiorando spesso cifre assurde nell’improbo mercato collezionistico. “Is This Real?” (1979) è la prima testimonianza di lunga durata, preceduta dal singolo “Better Off Dead” dello stesso anno. Già l’incipit in sordina di “Return Of The Rat” (poi coverizzata dai Nirvana, oltre alla più celebre “D-7”) racchiude buona parte degli ingredienti del caratteristico Wipers-sound, oltre a un riff memorabile nella sua scarna semplicità. Tutto l’album è un unico susseguirsi di inni di irruenza punk (“Up Front”), tensione paranoica (la già citata “D-7”), cieca disperazione (“Is This Real?”) e desiderio di fuga (emblematici i versi finali di “Let’s Go Let’s Go Away”: “no matter where ever i go / it seems always the same / gotta find a new world / before i start going insane”), temi comuni all’intero operato del gruppo. Nonostante sia il primo e unico album registrato dalla band in uno studio professionale, “Is This Real?” non perde la grezza ruvidità che sarà caratteristica peculiare di tutti i lavori successivi. La voce di Sage è un urlo bestiale che monta in corpo e cresce incontrollato, come nell’inquietante catarsi di “Potential Suicide”; in altrettanti momenti, il sordo lamento di chi si finge spensierato (“Mystery”) e malvolentieri nasconde l’inferno che ha dentro.
Forse la loro disperazione visionaria verrà meglio espressa nel più conosciuto “Youth Of America”, così come l’etica dei losers senza speranza troverà magistrale interpretazione in album come “Follow Blind”, ma “Is This Real?”, nella sua cieca urgenza, rimane tuttora uno dei tasselli più sinceri e pulsanti in un percorso artistico di cui è praticamente impossibile individuare punti deboli.

Tracklist:
1. Return of the Rat
2. Mystery
3. Up Front
4. Let's Go Let's Go Away
5. Is This Real?
6. Tragedy
7. Alien Boy
8. D-7
9. Potential Suicide
10. Don't Know What I Am
11. Window Shop for Love
12. Wait a Minute

- Sito Ufficiale

peter panda, 19/02/03


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