|
Sara&Marica
KILL HER
Eppure la guida della Transilvania parlava chiaro "aria buona
e vita salutare in una locanda che sarà il vostro paradiso
".
Sì, la guida parlava chiaro, ma dell'aria buona non c'era traccia. Tanto
meno non riuscivo a scorgere nulla di paradisiaco nella locanda che mi stava
davanti, anzi, l'avrei paragonata alla dimora campagnola di Dracula.
Mentre ero immerso nei miei pensieri, si aprì di colpo una finestra facendo
luce probabilmente sulla più prossima parente di Dracula, sua nonna.
Era gobba, brutta, vecchia e il suo odore non era certo quello del deodorante.
Di primo impatto mi venne voglia di girarmi indietro e di tornare a casa mia,
ma poi una via di buon senso si fece strada in me e mi convinsi a salutarla
e a presentarmi. Non fu troppo gentile, mi sbatté in mano le chiavi della
camera, che definì la più bella dell'albergo (anche se era decisamente
una topaia). Il suo ultimo e brusco avvertimento fu quello di non salire mai
nella mansarda, dove stavano i suoi alloggi.
Passai il pomeriggio a visitare il paesino sottostante la locanda, assaporando
quegli intensi momenti di intensa tranquillità.
Verso sera tornai alla locanda, pensando di provare i piatti tipici rumeni,
ma mi trovai davanti una strana brodaglia dal colore ignoto, servita in un piatto
sbeccato.
Mentre salivo le scale per raggiungere la stanza, dal silenzio che vi regnava,
compresi di essere l'unico ad alloggiare in quella singolare pensione. La cosa
mi inquietò non poco e mi ritirai nella mia camera, che scoprii improvvisamente
sprovvista di ogni tipo di servizio igienico. A quel punto capii il perché
dello strano odore della vecchia locandiera, che mi consigliò non troppo
gentilmente di recarmi nel campo. Non mi restava altra scelta che fare ciò
che mi aveva detto.
Tornato in camera, decisi di spegnere le luci. Proprio quando stavo per sprofondare
nel sonno, qualcosa cominciò a ticchettare irregolarmente, catturando
la mia attenzione. Mi irrigidii di colpo, rimanendo silenzioso ad ascoltare
quel rumore quasi ipnotico. C'era qualcosa di strano nell'aria, e sentii dentro
di me la certezza che quel ticchettio non era del tutto terreno. Cessato il
responsabile della mia momentanea insonnia, rimasi desto e scattante a qualsiasi
rumore per tutta la notte.
Le giornate si susseguirono veloci, interrotte dalle notti caratterizzate dal
solito fastidioso picchiettio. E quella notte, che non scorderò mai,
mi decisi a controllare l'origine del mio disturbo notturno. Avevo già
intuito che proveniva da qualche parte della mansarda, e invece mi restava ignoto
il perché del divieto di recarmi ai piani superiori. La locandiera non
c'era, pensai che fosse nel campo oppure di sotto a preparare qualche brodaglia,
Proprio mentre salivo le scale, il rumore riprese, rendendomi più facile
il compito di scovare da dove provenisse. Giunto innanzi alla porta della mansarda,
il ticchettio si fece più forte; per questo mi decisi ad entrare. Silenzio.
Cessò tutto dopo la mia entrata. L'unico oggetto presente era una vecchia
e malmessa macchina da scrivere, molto bella e polverosa, ma solo in alcuni
punti.
Notai, infatti, che le lettere "H- E- L- P" erano pulite.
Ma non fu quello che mi sorprese: c'era un foglio bianco, sul quale spiccavano
le parole "help" (aiuto), scritte di seguito.
Non seppi che fare. L'unica cosa che mi venne in mente fu di rispondere a quella
strana richiesta e digitai "come posso aiutarvi?". Dopodiché
uscii silenziosamente dalla stanza, ma non feci in tempo ad arrivare al terzo
scalino che la macchina riprese a scrivere. Allora tornai a guardare la risposta.
Non c'era più "help" ma una frase decisa e soprattutto precisa
" she killed me- kill her or she will do the same to you" (lei mi
uccise- uccidila prima che faccia lo stesso con te).
A quel punto mi fu tutto chiaro senza bisogno di alcuna spiegazione: davanti
agli occhi mi comparvero delle immagini.
C'era una ragazza con un uomo ed erano felici, innamorati. Dietro di loro c'era
sempre un'ombra, la locandiera. Poi di colpo scomparve la figura della ragazza;
l'uomo rimase solo, piangente, con accanto la vecchia con un sogghigno maligno
sul viso e in mano un coltello.
In seguito l'uomo smise di piangere, prese il coltello della locandiera e scomparve
come la ragazza.
A quel punto capii chi fossi io e capii il mio compito in quel luogo tetro.
Non persi tempo, la mia anima era dominata da una rabbia incontenibile di un
uomo, sacrificatosi per amore. Uccisi la vecchia con freddezza e scappai.
Ora mi cercano, dicono che sono un assassino. Eppure io sono ugualmente
felice, perché so che ho eseguito il mio compito.
Sono appoggiato ad un albero, davanti a me c'è una pietra e qualcuno
ci sta scrivendo sopra una frase che mi fa male "TOO MUCH LOVE WILL KILL
YOU" (troppo amore ti ucciderà).
|